ROMA Professioni e servizi pubblici locali. Da qui riparte il governo Monti per dare il via all'annunciato nuovo piano di liberalizzazioni. L'obiettivo, lo ha dichiarato il premier in parlamento, è di «rimuovere gli ostacoli strutturali alla crescita, affrontando resistenze e chiusure corporative». E perché no, ottenere anche benefici sui prezzi. Per riuscirci, è allo studio un disegno organico che da un lato alleggerirà gli oneri e «il rischio associato alle procedure amministrative». Quindi, dovrà semplificare e rimuovere barriere burocratiche. Dall'altro lato, Monti tornerà a spingere l'acceleratore sulla concorrenza. Il nuovo governo è particolarmente attrezzato per riuscirci: la presenza di Antonio Catricalà, ex presidente Antitrust a palazzo Chigi è una garanzia, lo stesso Monti è stato commissario europeo alla concorrenza.
Le professioni. Monti ha espressamente citato «il riordino della disciplina delle professioni regolamentate, anche dando attuazione a quanto previsto dalla legge di stabilità sulle tariffe minime». Ovvero alla possibilità per i professionisti di non applicarle. Tuttavia, molti ordini professionali hanno introdotte norme nei propri codici deontologici che di fatto ne limitano l'impatto. Quindi il governo potrebbe decidere di rafforzare il principio, abolendo le tariffe minime tout court. La manovra-bis di agosto, inoltre, preannunciava una vera e propria riforma delle professioni ordinistiche e non. Senza abolire Ordini ed esami di Stato, che trovano un riconoscimento nella Costituzione (per medici, architetti, ingegneri, avvocati, etc) il governo potrebbe però riordinarne le funzioni, puntando soprattutto a ridurre le zone di esclusiva. Il caso più spinoso è quello dei giovani avvocati che vedono negli esami di Stato, così come sono adesso, un ostacolo per l'accesso alla professione che oggi risulta frenato anche dalla forma di praticantato. La manovra-bis aveva introdotto dei contenuti innovativi, ma l'attuazione è ancora tutta da realizzare.
Servizi pubblici locali. È un capitolo immenso e tutto da scrivere, dopo la vittoria del no al referendum sulla privatizzazione della gestione dell'acqua. L'effetto è stata l'abrogazione dell'articolo 23 della legge Ronchi che obbligava i Comuni a fare le gare per affidare i servizi e ad aprire il capitale ai privati nella misura di almeno il 40%. L'assegnazione in house veniva ristretta a casi eccezionali e comunque andava motivata. Ora si è tornati in una sorta di limbo.
Eppure le Spa municipali in vent'anni sono lievitate a dismisura, diventando 7 mila con 19.486 poltrone tra consigli d'amministrazione e amministratori unici. Un terzo eroga servizi pubblici (gas, elettricità, acqua, trasporti) ma prezzi ed efficienza non sono al top. Introdurre l'obbligo di gara per l'assegnazione dei servizi, chiesto dall'Europa all'Italia, sarebbe una rivoluzione epocale.
Carburanti. È una riforma incompiuta. Introdotta nella manovra di luglio (riduzione dei distributori, aumento del numero dei self service, orari liberi, etc), poi si è fermata. Ora potrebbe ripartire.
Meno tasse sul lavoro prima mossa l'Irap
ROMA - Obiettivo: ridurre la pressione fiscale. Intanto agire, a parità di gettito, sullo spostamento del peso tra le varie componenti, riducendo le tasse su imprese e lavoratori in modo da stimolare la crescita; aumentando le imposte indirette, a partire da quelle sui consumi e sulle proprietà. In pratica meno contributi, meno Irap, più Iva e Ici. E' stato lo stesso Mario Monti, nel suo discorso di insediamento alle Camere, a dettare le priorità dell'agenda fiscale.
In attesa della nomina dei viceministri che lo affiancheranno all'Economia, per ora si ragiona ancora a grandi linee. Ma le prime misure non dovrebbero tardare. Un intervento sul cuneo fiscale (il divario tra il costo del lavoro a carico delle imprese e la retribuzione netta in busta paga) è dato per scontato. I lavoratori privati italiani sanno bene quanto sia alta la differenza tra la cifra lorda che per ognuno di loro paga l'azienda e il salario netto, ovvero quanto realmente entra nelle loro tasche.
Secondo l'Ocse nel 2010 il cuneo fiscale per un salario medio in Italia è al 46,9% rispetto al 34,9% di media dei Paesi che fanno parte dell'Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico. Francia e Germania ci superano, ma il peso del fisco nelle busta paga di spagnoli (39,6%), degli inglesi (32,7%) per non parlare degli americani (29,7%) è di gran lunga inferiore a quello nelle buste paga degli italiani. La Germania, poi, ha già annunciato il taglio delle imposte sui redditi da lavoro a partire dal 2013. E il Regno Unito dallo scorso aprile ha ridotto di ulteriori due punti percentuali le imposte sui redditi di impresa.
In Italia sul fronte contributi la legge di Stabilità ha varato sgravi totali per tre anni per gli apprendisti assunti nelle aziende con non più di nove dipendenti. E' un primo passo. Ma troppo timido. Le imprese italiane da tempo chiedono di agire sull'Irap, l'imposta regionale sulle attività produttive introdotta nel 1998, che per il 50-60% grava sul costo del lavoro. Il gettito annuale dell'Irap è imponente: solo per la componente delle aziende private è di 23,3 miliardi di euro. Di abolizione totale, naturalmente, manco a parlarne. Sono però possibili una serie di interventi che possono ridurne l'impatto.
Sul tavolo del governo ci sarebbero due ipotesi: incremento delle detrazioni e ulteriore abbattimento della componente del costo del lavoro dal calcolo della base imponibile dell'imposta. Secondo stime confindustriali raddoppiare gli importi forfettari consentiti per la deduzione del cuneo fiscale, comporterebbe un minor gettito di circa 1,8 miliardi di euro. L'aumento di un punto dell'Iva, dal 21 al 22%, vale 4,2 miliardi. Se invece si scegliesse di ritoccare leggermente le due aliquote più basse - mezzo punto quella del 4% e un punto quella del 10% - il maggior gettito sarebbe di 2,6 miliardi all'anno. Ci sarebbe spazio quindi anche per ulteriori sgravi contributivi, a sostegno della parte di salario correlato a incrementi di produttività: in questo modo il lavoratore, in attesa di un futuro alleggerimento dell'Irpef, avrebbe una busta paga più pesante con effetti positivi sui consumi.