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Data: 21/11/2011
Testata giornalistica: Il Centro
Fatture false per la nuova Tangentopoli. Inchiesta Enav, gli inquirenti sono sulle tracce di un'evasione per milioni di euro

ROMA. Un sistema di illegalità creato per «erogare somme a vertici politici e istituzionali». Che ha generato «un'evasione milionaria». A questo è servita - come si legge nelle carte - la girandola di «false fatturazioni» per «operazioni inesistenti» del sistema di appalti corrotto di Enav e Finmeccanica che sabato ha portato all'arresto di Guido Pugliesi (amministratore delegato Enav), Manlio Fiore (direttore tecnico di Selex) e del commercialista Marco Iannilli ("dominus" della Arc Trade, società controllata da Finmeccanica). Nessuna misura cautelare, ma iscrizione nel registro degli indagati con l'ipotesi di reato di finanziamento illecito ai partiti, per il direttore delle Relazioni esterne di Finmeccanica Lorenzo Borgogni (che si è autosospeso dalla holding) e Giuseppe Naro, tesoriere dell'Udc (che per il partito di Casini avrebbe ricevuto dall'imprenditore della Print Sistem, Tommaso Di Lernia, fondi neri per 200mila euro).
Lo svelamento di questo sistema di corruzione, che passa già come la nuova tangentopoli, sembra essere solo all'inizio. Per gli inquirenti le fatture emesse per operazioni inesistenti non erano finalizzate solo a evadere il fisco, ma soprattutto a «realizzare le provviste per l'erogazione di utilità a pubblici ufficiali e incaricati di pubblico servizio, per il compimento di atti contrari ai doveri del loro ufficio». La direzione che stanno prendendo le indagini, coordinate dal pm Paolo Ielo, porta dritta verso una maxi evasione da milioni di euro. Il nuovo filone dell'inchiesta (quella sugli appalti Enav, nella quale sono indagati anche il numero uno di Finmeccanica, Pier Francesco Guarguaglini, sua moglie Marina Grossi, ad di Selex, Lorenzo Cola, ex "consulente globale" di Finmeccanica, Marco Milanese, ex consigliere di Giulio Tremonti, e lo stesso Borgogni), ricostruisce sei operazioni orchestrate al solo scopo di emettere delle finte fatture. Per gli investigatori Iannilli in concorso con Sebastiano Giallongo (rappresentante legale della Suiconsulting), nel febbraio 2010 avrebbe emesso tre fatture, per un importo complessivo di poco meno di 900mila euro, tutte relative a operazioni inesistenti, con l'obiettivo di evadere le imposte dirette e indirette. Anche a Fiore vengono contestate tre false fatture, emesse tra il dicembre 2009 e il maggio 2010, per una cifra che ammonta a oltre un milione di euro. Lo scopo, in questo caso, sarebbe stato quello di far evadere il fisco alla Selex, e contemporaneamente di accumulare «provviste in nero» da impiegare come mazzette destinate a pubblici ufficiali.
E saranno proprio questi i fatti che il gip Anna Maria Fiori (che ha firmato le ordinanze di custodia cautelare) e il pm Paolo Ielo contesteranno a Iannilli e Fiore negli interrogatori che si svolgeranno domani nel carcere romano di Regina Coeli. Nei prossimi giorni dovrebbe esserci anche l'interrogatorio di garanzia dell'amministratore delegato dell'Ente nazionale di assistenza al volo Guido Pugliesi. Per l'ad l'ipotesi di accusa è finanziamento illecito ai partiti in relazione alla presunta mazzetta da 200mila euro consegnata da Di Lernia al segretario amministrativo dell'Udc Giuseppe Naro. Proprio Pugliesi d i nomi di politici (da Tremonti ad Altero Matteoli fino ad Andreotti) che figurano nella sua agenda - e trascritti nelle carte dell'ordinanza - hanno scatenato una serie di reazioni e smentite. A cominciare dall'ex ministro dell'Economia Tremonti: «Non sono mai stato il "referente politico" né dell'Enav, né del dottor Pugliesi - fa sapere in una nota - che ho la fortuna di non frequentare». Le «frequentazioni» riportate nelle carte sono state smentite anche dallo stesso Pugliesi. Solo «sporadici contatti intrattenuti per esclusive finalità istituzionali» fa sapere l'ad di Enav attraverso il suo avvocato Francesco Scacchi, quelli che ci sono stati «con esponenti politici quali i ministri Matteoli e Tremonti, e con Brancher». Ma per gli inquirenti è l'agenda di Puglisi a parlare, a raccontare che «il suo grado di potere è riscontrato dal numero degli appuntamenti» e dallo «spessore dei politici si riferimento». Come a parlare sono anche gli interrogatori (pieni di omissis) degli altri soggetti coinvolti nell'inchiesta, da Cola a Borgogni. La convinzione è che l'episodio del tesoriere dell'Udc Giuseppe Naro non sia isolato. E forse è in quegli omissis che trova fondamento quel «sistema che seleziona i componenti degli organi di società direttamente o indirettamente riferibili allo Stato e i loro interlocutori commerciali in base al criterio della loro disponibilità a farne parte nella consapevolezza dell'illegalità che quello pratica».

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