RINVIATA sine die. L'assemblea dei nove comuni soci dell'Ataf che ieri avrebbe dovuto approvare il nuovo piano industriale con la privatizzazione dell'azienda di trasporto pubblico locale è stata cancellata, per la seconda volta nelle ultime settimane, dalle agende. Una decisione fatta arrivare ai sindaci metropolitani, che dell'Ataf detengono il 18 per cento del capitale azionario, con una spiegazione vaga: richiesta di approfondimenti da parte dello stesso Comune di Firenze. Il fronte metropolitano alza le spalle e traduce: l'ennesimo capriccio dell'azionista di maggioranza che, come lo stile Renzi prevede, preferisce giocare da solo le sue partite con quella Regione matrigna che non gli concede un adeguato prezzo al chilometro. Oggi però c'è un altro appuntamento già fissato: quello fra il presidente Bonaccorsi e i sindacati con il prefetto. Per mandare avanti le procedure di raffreddamento dopo la decisione di proclamare lo sciopero già presa dall'assemblea dei lavoratori. La settimana scorsa la trattativa era stata interrotta e congelata in attesa della consegna ai sindacati del piano industriale (quello che nemmeno oggi i sindaci hanno approvato). Le ipotesi in campo a questo punto sono due: lo sciopero (possibile il 2 o 3 dicembre vista la già proclamata manifestazione nazionale del 16 dicembre) o un ulteriore rinvio. Ipotesi quest'ultima che potrebbe essere giustificata dall'attesa degli esiti dell'incontro fissato per giovedì fra tutti i sindaci soci e l'assessore regionale ai trasporti Luca Ceccobao. I sindacati però scalpitano: il rinvio delle procedure di raffreddamento farebbe infatti scivolare lo sciopero fiorentino alla metà di gennaio. Ieri si è tenuto un incontro fra i segretari provinciali della Faisa, Cgil, Cisl e Uil. Perchè alla fine il nodo da sciogliere è politico. Da che parte stanno i partiti nella diatriba sulla gara unica regionale per il trasporto pubblico? Pronti a sostenere Firenze (che chiede un rimborso chilometrico più alto perchè un chilometro in centro a Firenze costa di più dello stesso chilometro fra Grosseto e Follonica) o con l'assessore Ceccobao e il presidente Rossi che, invece, non fanno differenze fra Firenze e gli altri capoluoghi di provincia? I sindaci metropolitani sono in fibrillazione. Gianni Gianassi da Sesto Fiorentino sintetizza così: «Non sono contrario alla privatizzazione, ma vorrei ci fosse uno stretto rapporto con i sindacati. E poi nessuno mi ha spiegato perchè dovremmo vendere Ataf prima della gara regionale. Le tensioni fra Firenze e la Regione mi preoccupano, spero in un accordo». Certo la vicenda Ataf si complica ogni giorno di più, in Palazzo Vecchio si lavora perchè il consiglio comunale approvi la privatizzazione dell'azienda di trasporto publico locale entro la fine dell'anno. E la strategia renziana prevede la vendita del 40 per cento di Gest (la società che gestisce la tramvia) e del cento per cento di Ataf prima della partecipazione alla gara. Procedura che consentirebbe a Ratp di esercitare un diritto di prelazione sull'acquisto di Ataf. Pare che Ratp e Ataf abbiano, del resto, già dato inizio al loro fidanzamento visto che avrebbero manifestato il loro interesse per partecipare alla gara per la gestione del trasporto pubblico di Mantova. E poi se i bus fiorentini potessero contare sulla energica iniezione di ricostituente francese, l'ipotesi di una microazienda cittadina, per la gestione del 50 per cento dei trasporti entro i confini della città (i più redditizi) potrebbe diventare uno scenario economicamente possibile. Ipotesi che fa tremare i polsi dei sindaci metropolitani, dei sindacati e del Pd. L'Ataf rischia di diventare l'ennesima frattura fra il rottamatore e il suo partito.