Iscriviti OnLine
 

Pescara, 12/04/2026
Visitatore n. 753.050



Data: 22/11/2011
Testata giornalistica: Il Centro
La Fiat cancella gli accordi sindacali. Dal primo gennaio solo intese aziendali (come Pomigliano) per la produzione delle auto. Ma la Fim-Cisl e la Uilm (Uil) si dissociano dal coro: decisione annunciata, ora è possibile fare un buon contratto

ROMA. Dall'uscita da Confindustria alla disdetta «di tutti gli accordi collettivi in atto» per gli stabilimenti auto della Fiat dal primo gennaio 2012, il passo è stato breve. Una mossa attesa e temuta, quella dell'amministratore delegato Sergio Marchionne.
In una lettera ai sindacati il Lingotto motiva la decisione con la necessità di «un riassetto e di una armonizzazione delle discipline contrattuali collettive aziendali e territoriali... nell'ottica di renderle coerenti e compatibili». Chiaro il riferimento al «modello Pomigliano», punto di riferimento per le strategie della multinazionale torinese, già esteso, pur con alcune variazioni, a Mirafiori e Grugliasco. E non è di certo un caso che la disdetta partirà proprio dalla data annunciata di uscita di Fiat da Confindustria. Coincidenza che fa ritenere che l'azienda voglia estendere rapidamente il contratto aziendale firmato a Pomigliano il 29 dicembre scorso con i sindacati, ma non con la Fiom che ha respinto la trattativa.
Marchionne prosegue sulla sua strada, provocando grande inquietudine nel mondo politico, e la dura reazione di Fiom e Cgil. «E' una cosa che non mi fa piacere e mi induce a pensare che Marchionne pensa di più all'estero che all'Italia» dice il leader dell'Udc Casini. Sulla stessa linea l'Idv: «La Fiat chiude il cerchio annunciando di fatto l'abbandono del nostro Paese», mentre Fassina, responsabile Economia del Pd, invita «il governo a convocare azienda e sindacati per riaprire un confronto costruttivo». Maurizio Landini, leader Fiom, ha parlato all'assemblea regionale piemontese, annunciando un libro bianco «sulle violazioni delle libertà sindacali del Gruppo Fiat, per presentarlo in Parlamento e chiedere una commissione parlamentare». Il segretario nazionale Cgil Vincenzo Scudiere ha spronato il governo Monti ad esigere da Fiat «un piano industriale chiaro perché c'è un grande azzardo che sta giocando l'amministratore delegato e questo può portare l'azienda fuori dall'Italia». E scatta subito uno sciopero di otto ore alla Sevel di Atessa (Chieti) per sabato 26 novembre contro la «pomiglianizzazione degli stabilimenti auto». Landini annuncia anche che saranno intraprese tutte le azioni legali possibili: «C'è una sentenza che ha condannato la Fiat per comportamento antisindacale - ha detto - e noi intendiamo agire per vie legali». Il segretario generale della Fim-Cisl Giuseppe Farina pare invece soddisfatto e punzecchia la Fiom: «Una decisione attesa. Credo che il contratto che faremo sarà positivo con incrementi salariali. Il punto dolente è che se la Fiom non firmerà non potrà rappresentare i lavoratori, ed è una conseguenza dell'ostinazione della Fiom a non prendere atto che ha perso la battaglia. Spero colga questa opportunità». Il segretario generale della Uilm Rocco Palombella chiede subito un incontro con l'azienda «per verificare gli effetti del recesso con l'obiettivo di continuare ad assicurare ai lavoratori stessi trattamenti economici e diritti».
Marchionne ha commentato in questi termini: «Fiat ha agito in maniera autonoma, senza chiedere aiuti per eliminare le inefficienze delle nostre linee di produzione in Italia e assicurare loro un futuro». Ha poi aggiunto: «Se Fiat avesse investito solo in Italia i rischi sarebbero stati enormi: alte spese non condivise, volumi insufficienti e alti costi di produzione. Invece, grazie al legame con Crysler abbiamo l'accesso ai mercati extracomunitari e condividiamo gli investimenti in Nord America».

www.filtabruzzo.it ~ cgil@filtabruzzo.it