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Data: 23/11/2011
Testata giornalistica: Il Centro
Conti pubblici, verso un'altra manovra. Esperti europei e Tesoro: uno sforzo suppletivo da 11 fino a 30 miliardi

ROMA. Una manovra correttiva di uno-1,5 punti di Pil per centrare i target concordati dall'Italia con gli organismi internazionali. E' la conclusione cui sono giunti gli esperti di Commissione europea e Fondo monetario internazionale in missione nei ministeri romani. L'obiettivo del pareggio di bilancio nel 2013 sarà raggiungibile ma con uno sforzo suppletivo di 20-30 miliardi di euro.
Ma esiste anche una seconda stima che viene dal ministero del Tesoro, dove gli incaricati del Presidente del Consiglio Mario Monti hanno calcolato in circa 11 miliardi di euro il fabbisogno delle casse italiane per raggiungere gli obiettivi prefissati.
Cifre che ballano dunque, mentre in Europa la tensione sale con la locomotiva Germania che ha dovuto rivedere le proprie previsioni di crescita per il 2012. E Angela Merkel, come spesso accade anche per preservare gli equilibri interni, ha usato la frusta contro i Paesi inadempienti, seguita di lì a poco dal leader francese Nicolàs Sarkozy.
«I Paese europei che non rispettano gli impegni di bilancio - ha minacciato la Merkel - dovranno cedere una parte della loro sovranità nazionale, perché se l'euro cade, è l'Europa che cade. Per cui occorre - ha aggiunto - muoversi in fretta per cambiare i trattati». Una governance europea più stretta e compatta, dunque, quella che invoca da tempo la Germania, che abbia poteri di controllo e di intervento. Una sorta di commissariamento delle finanze degli Stati indisciplinati e che mettono a rischio la stabilità dell'Eurozona, nella realtà già in parte attuato nei Paesi in crisi, come con l'Italia con la famosa lettera della Bce recapitata al governo Berlusconi, e successivamente col questionario dell'Ue indirizzato a Tremonti.
Merkel che ha ancora una volta scartato l'ipotesi Eurobond: «Non sono una risposta alla crisi, e vanno considerati soltanto alla fine di un'unione politica». Stessa chiusura sulla Bce, che «non è il bazooka contro la crisi del debito europeo. Non ci sono soluzioni magiche alla crisi - ha concluso - è finito il tempo in cui si poteva vivere al di sopra dei propri mezzi». Merkel dura quindi, col risultato che la forbice dello spread tra Btp italiani e Bund (dopo le dichiarazioni della cancelliera) ieri si è allargata ulteriormente. Dopo la Germania, come sempre accade, ecco Sarkozy, alle prese con problemi ancora più grossi, con la tripla A in odore di taglio: «Francia e Germania presenteranno una proposta di riforma dei trattati europei per permettere una maggiore integrazione delle politiche di bilancio della zona euro» ha confermato. Poi più esplicito: «Proporremo di modificare i trattati per evitare che i Paesi possano divergere dalle questioni di bilancio, economiche e fiscali».
Il «direttorio» europeo dunque, che domani Monti incontrerà, vuole mettere gli Stati «indisciplinati» sotto tutela. Con controlli stretti sui conti pubblici da Bruxelles (o meglio da Berlino e Parigi), ed interventi imposti e non più concordati.
Intanto a Roma il check-up sui conti pubblici dovrà chiarire quanti miliardi dovrà ricavare l'Italia dalla manovra prima della fine dell'anno. Finita la «due diligence» in corso al Tesoro saranno individuati i settori dove intervenire, alcuni dei quali già conosciuti. L'Ue spinge per la spending review, ma tagli ulteriori sono difficili da attuare, quindi la parte più significativa deve arrivare dalle entrate.
A Bruxelles non vengono tenute in considerazione le entrate «virtuali» conteggiate dalle manovre del governo Berlusconi su lotta all'evasione fiscale e taglio delle agevolazioni fiscali (20 miliardi) per il prossimo biennio. Quindi l'attenzione dei tecnici si sposta su altri capitoli: tassazione immobiliare e Iva in testa.

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