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Pescara, 12/04/2026
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Data: 23/11/2011
Testata giornalistica: Il Messaggero
Il professore punta sulla crescita e tratta su una manovra meno dura. Si lavora a una correzione di 15 miliardi con patrimoniale leggera

BRUXELLES - Non è un film giallo e allora vale la pena di partire dalla fine. Dalla smentita dettata da Mario Monti alle sei di sera, quando la Commissione europea e le cancellerie di mezzo continente erano già in fibrillazione: «Non ho mai messo in discussione gli obiettivi della finanza pubblica concordati con l'Unione Europea, incluso il pareggio di bilancio nel 2013». Ma ormai il sasso è lanciato. «Con l'Italia tornata a pieno titolo nel business europeo», per usare le parole sussurrate dal presidente dell'Unione Van Rompuy, Monti vuole farsi sentire. E domani a Strasburgo, farà «un discorso di verità» alla cancelliera tedesca Angela Merkel e al presidente francese Nicolas Sarkozy: attenzione, c'è il rischio che un eccesso di rigore nella finanza pubblica comprometta la crescita. Se non c'è sviluppo, il pericolo è di precipitare in una spirale senza uscita. E rilancerà una vecchia proposta: scorporare, nel computo del deficit, le spese per gli investimenti e quelle per il maggior peso degli interessi.
Tutto nasce da una risposta un po' evasiva del premier italiano - che ha trascorso la notte a Bruxelles nella sua casa ai laghetti di Ixelles - durante la conferenza stampa con José Manuel Barroso. Rispetterà il pareggio di bilancio nel 2013? E Monti: «E' intenzione, in linea generale di rispettare gli impegni. Ma ci siamo chiesti se, e come, si debba tenere conto del ciclo nella determinazione quantitativa degli obiettivi». Chiaro il messaggio: in piena stagnazione e con la recessione alle porte, è il caso di procedere a manovre di correzione dei conti meno feroci.
Un primo brivido scuote il palazzo di cristallo e acciaio della Commissione. Un'ora dopo, questa volta con Van Rompuy al fianco, viene chiesto a Monti di chiarire. E lui: «Il mio discorso è di strategia complessiva. L'attenzione al consolidamento della finanza è fondamentale, ma non deve spingere in secondo piano l'attenzione alla crescita e alle riforme strutturali. Non vedo contraddizione tra rigore e crescita attraverso le riforme. Anzi». Per tenere i conti in ordine c'è bisogno di sviluppo.
Apriti cielo. Un commissario europeo di prima fascia avverte Monti del rischio di passare come l'ultimo della classe che dice di non voler fare i compiti. Da qui scatta la precisazione: «Rispetterò il pareggio di bilancio nel 2013». Ma la sostanza non cambia. Il professore è deciso, oltre a cavalcare l'idea degli eurobond, a rilanciare una vecchia proposta: scorporare le spese «virtuose» per le riforme, appunto, da quelle «cattive» della spesa corrente. «Il discorso naturalmente deve valere per tutti, non sarà certo l'Italia a violare le regole. Ma se non s'interviene, rischiamo di andare tutti a fondo». Germania compresa.
La ricaduta pratica è che Monti si appresta a varare una manovra, probabilmente a ridosso di Natale, inferiore al previsto: 15 miliardi. Coprendo solo in parte le maggiori spese per interessi sui titoli e le minori entrate causate dal calo della crescita. «Non per cattiveria», spiega un ministro, «ma perché dobbiamo dire la verità e non nasconderla come faceva Belusconi: siamo quasi in recessione, inutile inseguire sogni e obiettivi troppo ambiziosi». Il rischio, appunto, «è di finire come la Grecia, strozzata dalla continua richiesta di correzioni dei conti e senza un euro d'investimenti». Pausa, frenata: «Comunque ogni azione verrà concordata e rispetteremo gli impegni europei». Probabilmente anche con una patrimoniale «leggera», più il ritorno dell'Ici, l'incremento dell'Iva, e quant'altro. Meno del previsto, però.

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