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Data: 24/11/2011
Testata giornalistica: La Repubblica
Treni, braccio di ferro tra Regione e Ferrovie. Oggi l'assessore Minervini incontra a Roma l'ad dell'azienda

«PUNTEREMO i piedi, ma sarà dura». L'assessore regionale ai Trasporti Guglielmo Minervini, non si fa illusioni. Non per questo rinuncia ad ingaggiare un braccio di ferro con Trenitalia alla vigilia della presentazione del nuovo orario ferroviario che da 12 dicembre dovrebbe «cancellare il Sud», come ripetono i sindacalisti della Cgil. L'ora x scatterà oggi tra le due e le due e mezza del pomeriggio, quando Minervini avrà un faccia a faccia in quel di Roma con l'amministratore delegato della società del gruppo Ferrovie dello Stato Vincenzo Soprano. All'ordine del giorno i treni a lunga percorrenza. Sulla base di quelle che fino ad oggi sono soltanto indiscrezioni di fonte sindacale, dovrebbero essere soppresse qualcosa come tredici tratte da e per Roma, Milano, Venezia: dieci Intercity, due Frecciargento, un Espresso. Il risultato sarebbe preoccupante: allontanerebbe, letteralmente, una città come Taranto dal resto d'Italia e darebbe una spallata a sette corse notturne per i capoluoghi veneto, lombardo e laziale. L'obiettivo del negoziato è quello di salvare il salvabile: innanzi tutto il Reggio CalabriaRoma via Taranto perché «è grave», dice l'assessore, che la capitale dell'acciaio rimanga appiedata o nel migliore dei casi i passeggeri debbano sottoporsia verie propri pellegrinaggi pur di riuscire alla fine ad imbarcarsi a bordo di un treno degno di questo nome per la Capitale. C'è poi il problema legato al maledetto-benedetto servizio notturno: il tam tam delle voci più o meno fondate, racconta che andranno a farsi benedire gli Intercity da e per Venezia, Milano e quello da Lecce a Roma. Questa cura dimagrante avrà pesanti ripercussioni sul piano occupazionale: l'11 del mese prossimo scadranno i contratti per 480 operatori, di cui 45 in Puglia, della Servirail, l'azienda a cui appaltano il cosiddetto accompagnamento notte sulle vetture con le cuccette. Sì, insomma, pare che si punti a tutelare almeno otto dei tredici convogli messi in discussione sia da Trenitalia, sia dal ministero dei Trasporti e delle Infrastrutture: la prima controlla le Frecce (bianca, argento e rossa), il secondo Espressi, Intercity e Intercity notte. «Non sarà facile spuntarla» insiste Minervini. Quanto ai manager della compagnia, continuano ad avere la bocca cucita. L'ultima "comunicazione" risale al 15 di questo mese: solo qualche riga per bollare come «imprecise e fuorvianti» le informazioni non del tutto tranquillizzanti che circolano e che innescano manifestazioni di protesta da Lecce a Foggia, messe in piedi da Cgil, Cisl e Uil. E per «anticipare che l'offerta sulla linea adriatica verrà potenziata e velocizzata». Parole, tuttavia, travolte dalla violenta ondata di dichiarazioni politiche, da destra a sinistra dello schieramento parlamentare, come non si era mai vista prima: nessuno concede l'onore delle armi al governo Berlusconi accusato di infischiarsene del Mezzogiorno, un po' tutti prendono carta e penna per scrivere al titolare di Infrastrutture e Trasporti Corrado Passera perché inverta la rotta e non getti alle ortiche il bambino con l'acqua sporca. La stessa amministrazione regionale, scende in campo. Da Minervini al vicepresidente della giunta Vendola, Loredana Capone.I sindacati, che per primi avevano acceso la miccia, del resto avevano domandato proprio alla giunta Vendola di avere «un'energica reazione»: «Vogliamo impedire che il disegno di Fs produca effetti disastrosi sul sistema del trasportoe della mobilità pugliese». Delle grane tanto inevitabili quanto per molti versi insopportabili che corrono lungo i binari, si occuperà anche, sempre a Roma, la conferenza delle regioni. Si parla in questo caso della «situazione di emergenza che sta attraversando il trasporto pubblico locale». L'appuntamento è per le 15,30 presso la sede della Regione Sardegna: il tema sarà quello del «taglio del 75 per cento delle risorse. Tagli che imporrebbero alle regioni aumenti dei biglietti e servizi ridotti». Servizi e biglietti che tenderebbero ad impennarsi pure per la lunga percorrenza, ancorché non sarebbero gli enti locali a fare calare la mannaia sulle tasche dei cittadini. Rino Dinoia, responsabile del settore trasporti per la Cgil barese, non più tardi di qualche giorno fa azzardava una previsione «al ribasso»: «Le tariffe saliranno del 30 per cento, forse di più».
No, non tira un'aria buona. Da Trenitalia tutto fanno, tranne che gettare benzina sul fuoco: «Non c'è nessuna guerra. Il cambio dell'orario, provoca ogni volta non poche fibrillazioni. Ma qualsiasi tipo di scelta è, per forza di cose, positiva o negativa»

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