Campo: non è sciolto il nodo sulle risorse spendibili E il presidente attacca i privati sui tetti di spesa: ritirate il ricorso al Tar
PESCARA. «I 255 milioni del fondo nazionale saranno trasferiti alle Asl per gli investimenti, non per ripianare debiti della sanità che non abbiamo più». È perentoria e un po' stizzita la replica del governatore-commissario, Gianni Chiodi, sul rischio che l'Abruzzo corre di veder sfumare le risorse destinate alla riorganizzazione dell'assistenza di base in Abruzzo. Ipotesi che configurerebbe il fallimento di una lunga fase politica improntata sul rigore dei conti e i tagli ai piccoli ospedali.
Smentendo seccamente i contenuti di un incontro avvenuto martedì tra i rappresentanti sindacali e la sub commissario, Giovanna Baraldi, il cui resoconto è stato pubblicato ieri dal Centro, Chiodi interviene personalmente per correggere, rettificare le dichiarazioni trapelate dalla riunione bollandole come un inutile allarmismo. «La Baraldi», afferma, «non può essersi pronunciata diversamente sulla questione. Non può averlo detto» ripete «perché si tratta di debiti accumulati negli anni passati, che sono stati sanati. Quei 255 milioni non possono essere usati per ripianare debiti, perché dal 2010 siamo in equilibrio e nel 2011 temo, per l'opposizione, che registreremo un avanzo».
Il governatore smentisce, ma intanto cresce il coro delle conferme sui contenuti dell'incontro, mentre sembra incrinarsi il rapporto fiduciario tra Chiodi e la sub commissaria.
La prima conferma arriva dalla rappresentante della Cgil sanità, Angela Scottu, che nel prendere atto della vibrante reazione del presidente, si aspetta ora di essere subito convocata con gli altri delegati sindacali «per conoscere come saranno suddivisi i soldi tra le quattro Asl abruzzesi».
Ma, a quanto pare, i rischi sollevati dalla Baraldi non hanno scosso soltanto la delegata Cgil. «L'incontro», afferma il segretario Uil Abruzzo, Roberto Campo, «ha visto le parti convenire che, fino a oggi, i punti più importanti dell'accordo del 3 agosto su investimenti e assunzioni nella sanità territoriale, sono rimasti inapplicati». A giudizio di Campo, non è affatto risolto neppure «il nodo delle risorse realmente spendibili. Su questo punto cruciale, due sono gli aspetti: il chiarimento sulla effettiva disponibilità dei 255 milioni, e la proposta, avanzata dalla Baraldi, di definire, nell'ambito del decreto in preparazione sui tetti di spesa, le quote da destinare al territorio».
La Uil, per il momento, si limita ad annotare che l'Abruzzo, rispetto ai costi sanitari standard, «è sotto di 5 punti per l'assistenza sul territorio e sopra di altrettanti per la spesa ospedaliera che», insiste Campo, «con tutto quello che si è fatto, è scesa di un solo punto. Questo perché non basta intervenire sull'eccesso di ospedalizzazione se non si costruisce l'alternativa all'uso improprio dell'ospedale. Ecco perché la questione degli investimenti, quanti e quando, diventa ineludibile».
Sul rapporto con le cliniche private, la Uil chiede inoltre di adottare regole chiare, uguali per tutti, e di imporne il rispetto inderogabile. «Non è ammissibile», prosegue Campo, «la pratica degli splafonamenti dei budget. Sono atti contro l'Abruzzo, che ancora paga il far west sanitario degli anni passati e non può tollerare alcun revival di quell'epoca sciagurata». Chiodi, da parte sua, si è detto sconcertato per il ricorso al Tar degli operatori privati sui contratti e ha chiesto ai titolari delle cliniche di ritirlarlo.
Grande preoccupazione anche negli ambienti politici. Il senatore dell'Idv, Alfonso Mascitelli, dice che la eventuale perdita dei 255 milioni, finalizzata anche a realizzare nuovi ospedali, «sarebbe di gravità inaudita, perché confermerebbe la natura propagandistica e la colossale presa in giro messa in atto da Chiodi in tutta questa vicenda. Grandi annunci di programmi e di risorse in arrivo, a cui seguono una retromarcia e infine il nulla». Lo stesso Mascitelli ricorda però «che i fondi ex-articolo 20, per loro natura, sono vincolati a specifica destinazione: né il ministro della Salute né quello dell'Economia hanno il potere di dirottarli per coprire i disavanzi delle Regioni che adottano piani di rientro. A meno che la Conferenza Stato-Regioni decida diversamente o con modifiche legislative che, in ogni caso, dovrebbero passare all'approvazione del Parlamento e riguardare tutte le Regioni in situazioni analoghe, quindi non solo l'Abruzzo».
Bruno Evangelista (Alleanza per l'Italia) parla di «rischio collasso, senza le risorse alla medicina di territorio» avvertendo che «senza investimenti, si va dritti dritti verso la disaggregazione del sistema sanità, alla dequalificazione dei servizi e delle prestazioni con un vero e proprio rischio di paralisi assistenziale. Non è un caso se il piano nazionale ha dettato distinte e precise quote di risorse da investire nelle due aree assistenziali, ospedaliera e territorio, senza le quali evidentemente non ci sarebbe una reale efficienza dell'intero sistema».