Presentarsi lunedì mattina in consiglio comunale con la giunta azzerata, per poi andare al voto sul bilancio consuntivo con il sì compatto di tutta la maggioranza. Quindi, tornare al tavolo delle trattative per definire il rimpasto dell'esecutivo. Iniziativa forte quella che arriva dal portavoce dell'Udc, Licio Di Biase. Che dopo avere lasciato lo scranno della presidenza del consiglio comunale, è tornato con piglio deciso all'attività di partito, affiancando il commissario provinciale Amedeo Ciccanti nella stagione precongressuale. Di Biase spiega: «Inutile fare un pastrocchio in 48 ore, con soluzioni rabberciate e funzionali solo al voto sul bilancio. Tanto vale azzerare la giunta e riparlarne subito dopo. L'alternativa è la mancata approvazione del conto consuntivo con la conseguente gestione commissariale. Non sarebbe neanche la fine del mondo».
La strada del pragmatismo, dunque, per superare la logica dei veti incrociati. Anche perché le posizioni di Udc e Pescara futura, protagoniste della crisi, sono rimaste identiche a quelle di lunedì. Carlo Masci continua a puntare i piedi per consentire l'ingresso in giunta del consigliere comunale Giovanni Santilli, vice presidente dell'assemblea civica, e in cambio è pronto a sacrificare una delle due quote rosa in forza alla sua lista (l'assessore alla cultura Elena Seller). Ma per far questo l'Udc dovrebbe chiedere al suo assessore Vincenzo Serraiocco di farsi da parte, e nello stesso tempo trovare una donna da posizionare in quota rosa nella giunta comunale.
Soluzione che non piace affatto al partito di Di Biase e Ciccanti. Le cose cambierebbero se mutassero gli equilibri di forza in aula, dove tanto l'Udc che Pescara futura contano oggi quattro consiglieri a testa. Non a caso si parla in queste ore di un possibile passaggio nella lista civica di Carlo Masci del dissidente Vincenzo Dogali, in rotta con il suo partito per l'elezione di Roberto De Camillis a presidente del consiglio comunale. Voci al momento non confermate. Licio Di Biase osserva: «La rigida contrapposizione tra centrodestra e centrosinistra non appartiene più a questa stagione politica, pertanto è auspicabile che nei Comuni e nelle Province ci siano sforzi condivisi per avviare confronti che vadano al di là degli steccati di schieramento». Insomma: «Accorciare le distanze al di là delle rigide e chiuse maggioranze, a volte presuntuosamente autosufficienti».
Venti di crisi fatti di contrapposizioni e veti incrociati anche alla Provincia, dove i partiti si sono presentati ieri mattina dal prefetto con ben tre proposte diverse per l'accorpamento dei collegi elettorali, che dovranno essere ridotti da 24 a 10, compreso quello del candidato presidente. Il termine scadeva ieri e il rappresentante del Governo è stato chiaro: in assenza di una decisione condivisa della Provincia sarà la prefettura ad indirizzare una sua proposta al ministero. Anche qui, le ragioni di tanta frammentazione sulla rimodulazione dei collegi non sarebbero sempre di alto profilo: tu non voti quell'opera pubblica in consiglio? E io cancello il tuo pascolo elettorale. Vedi caso Elice...