La dichiarazione dell'imprenditore «Ispezioni a Villa Pini con la commissione falsa di Del Turco»
PESCARA. «Quando un testimone si carica a molla poi scoppia. La delibera regionale del 2006 è stata l'inizio della mia fine. Si è detto che era stata fatta una commissione ad hoc per Villa Pini ma a monte dei controlli e delle ispezioni c'era Ottaviano Del Turco che aveva messo in piedi una commissione falsa. Tutte le Asl hanno smesso di pagarci quando venivano coordinate loro le bolle papali della commissione».
LO SFOGO DI ANGELINI. E' il tardo pomeriggio quando Vincenzo Maria Angelini, il grande accusatore imputato nel processo Sanità insieme a Del Turco, si sfoga al microfono puntando il dito contro l'ex presidente della Regione. Angelini e Del Turco, come a ogni udienza, erano in aula ieri: separati da una selva di avvocati, seduti nelle file opposte dei banchi, senza rivolgersi la parola né incrociare gli sguardi da quando è iniziato il processo che conta 27 imputati per un presunto giro di tangenti, 15 milioni di euro che l'ex patron di Villa Pini avrebbe pagato a politici di centrodestra e centrosinistra ricevendo in cambio benefici per le sue cliniche. Il presidente del collegio Carmelo De Santis ferma Angelini che vorrebbe proseguire nelle sue dichiarazioni, che non sta fermo e che, al contrario del suo antagonista, partecipa animatamente alle udienze: commenta, si alza, viene a volte richiamato dal suo avvocato Sabatino Ciprietti fino a ieri, quando al microfono, si è sfogato: «Commissione falsa».
L'udienza del processo sanità, la cui accusa è rappresentata dal procuratore capo Nicola Trifuoggi e dai pm Giampiero Di Florio e Giuseppe Bellelli, è iniziata alle 10 con il primo testimone: Maria Silvia Garda, funzionario dell'ufficio legale della Barclays Bank. Una deposizione veloce a cui è seguita quella corposa di Claudio D'Alesio, ex amministratore delegato della Fira.
«500MILA EURO A FI». Tre ore di deposizione con il racconto della parabola di Giancarlo Masciarelli, l'ex presidente della Fira imputato nel processo, il deus ex machina delle cartolarizzazioni, e dei suoi rapporti con Angelini, l'imprenditore che nel 2005, come ha detto D'Alesio, «versò 500mila euro al partito nazionale di Forza Italia». Chi è D'Alesio? «Il mio curriculum è lungo», ha detto a un tratto in aula, «perché ho lavorato in varie società, sono stato ex amministratore Arquati, ho avuto rapporti con le banche estere e con il credito Sammarinese». «D'Alesio non è indagato in questo procedimento», ha chiarito il procuratore Trifuoggi, ricordando che l'imprenditore è finito invischiato in una vicenda legata alla ricostruzione dell'Aquila e in un altro procedimento del 2004.
«OBIETTIVO MASCIARELLI». Letta la formula del giuramento, D'Alesio ha iniziato la deposizione tra un «non ho la serenità» e un «non ricordo». «Sono stato consigliere della Fira nel 2002 nominato da Forza Italia. L'inizio fu frenetico, perché l'obiettivo era che Masciarelli facesse il presidente ma poi venne nominato Francesco Di Tizio (non indagato, ndr)». Da chi arrivavano le pressioni per la nomina di Masciarelli? domanda il pm Di Florio. «In politica esiste la volontà di far diventare presidente...», ma il pm ricorda a D'Alesio che nel verbale dell'interrogatorio aveva detto che era stato l'assessore regionale Vito Domenici a premere per la nomina di Masciarelli e per quella di Vincenzo Trozzi. «Sì», risponde D'Alesio. «Di Tizio si dimise adducendo motivi personali e Masciarelli e Trozzi ottennero le loro cariche». Com'era la gestione della Fira da parte di Masciarelli? domanda ancora il pm Di Florio. «Una gestione forte, Masciarelli ha una personalità forte, è questo il carattere dell'ingegnere. Angelini frequentava spesso la Fira ed era l'unico ad andare da Masciarelli senza autorizzazione». D'Alesio, in aula, ha raccontato di essere amico di Italo Mileti - «ho fatto con lui il servizio militare» - riferendo poi di un contributo di Angelini a Forza Italia. «Per le elezioni regionale del 2005, Angelini versò, tramite l'onorevole Bartolozzi (non indagato, ndr), un contributo di 500 mila euro. Io l'ho saputo da Mileti».
C'è un episodio che D'Alesio ha riferito in aula che provocò la sua irritazione. «Un giorno Angelini venne nel mio studio e, senza bussare, con fare arrogante, mi sollecitò a fare dei certificati per la riscossione dei debiti Asl. Gli dissi che non ero un suo dipendente. In seguito, si scusò per quel modo di fare».
DIRETTORE RIMOSSO. E' stata fiume anche la deposizione di Oscar Silvestri, ex direttore amministrativo della Asl di Avezzano e Sulmona poi rimosso dall'incarico: «Mi diedero il benservito». Silvestri ha raccontato che c'era una differenza di 9 milioni di euro tra i crediti certificati dalla Asl rispetto a quelli della Fira ma che alla Asl venne detto che doveva adeguarsi. «Il primo direttore Fulvio Catalano non si adeguò e venne rimosso dall'incarico e la stessa cosa avvenne anche a me». Adesso, il processo sanità torna il 14 dicembre, data in cui è attesa la testimonianza di Luigi Pierangeli.