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Data: 25/11/2011
Testata giornalistica: Il Messaggero
Riforma delle pensioni - Possibile il contributivo da subito ma resta il nodo dell'anzianità

ROMA Anticipare i tempi della transizione, sui vari fronti aperti della partita pensionistica. La direzione di marcia indicata da Elsa Fornero potrebbe presto tradursi in una serie di misure concrete, in parte già ipotizzate nelle settimane scorse; ma data la scelta di fondo per l'estensione del sistema contributivo resta il nodo della soluzione da adottare sulle pensioni di anzianità, che sono anche oggetto dell'attenzione europea.
Sulla carta il contributivo pro rata potrebbe essere applicato già dal prossimo anno, in modo relativamente indolore: per coloro che sono vicini alla pensione la quota calcolata con il nuovo sistema sarebbe minima e dunque poco influente sul totale. Di fatto la pensione sarebbe suddivisa in due quote: per coloro che non sono stati finora coinvolti nella riforma Dini i contributi versati dall'inizio della carriera lavorativa fino a tutto il 2011 darebbero a luogo a quella retributiva, mentre i successivi produrrebbero la porzione di trattamento calcolata con il contributivo.
Più complicato è adottare in tempi rapidi l'altro schema connesso al contributivo e sempre caldeggiato da Fornero nella sua veste di studiosa: il pensionamento flessibile in una fascia di età compresa tra i 63 e i 70 anni. Di fatto questa regola, se generalizzata, si tradurrebbe in un possibile abbassamento dell'età della pensione di vecchiaia per i lavoratori maschi e per le dipendenti pubbliche, che in base alle regole attuali maturano il requisito a 65 anni; e ci sarebbero dunque anche problemi di copertura finanziaria.
Connesso al tema del pensionamento flessibile è quello, ancora più ostico, dell'anzianità: l'ipotesi avanzata a livello tecnico di un suo sostanziale superamento (innalzamento graduale dell'età minima per arrivare nel 2015 quota 100, ossia 65 anni di età e 35 di contributi) continua ad incontrare l'opposizione dei sindacati e del centro-sinistra.
Tra le riforme già fatte c'è poi quella che ha legato l'uscita dal lavoro alla crescita dell'aspettativa di vita. Il meccanismo, in base alle leggi vigenti, dovrà partire nel 2013, con un primo incremento di tre mesi: dunque l'unica forma di accelerazione possibile è far scattare questo primo passaggio già il prossimo anno.
E potrebbe avere inizio nel 2012 anche il percorso che dovrà portare all'unificazione dell'età di vecchiaia nel settore privato: l'attuale scaletta parte dal 2014 per arrivare al 2026, mentre con la partenza anticipata il traguardo potrebbe essere tagliato nel 2020, al ritmo di un anno in più ogni due.

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