PESCARA. Chiodi che pretende che tre consiglieri regionali del Pd, Di Pangrazio, D'Amico e Ruffini, chiedano scusa agli aquilani e si dimettano. Un altro consigliere regionale, Costantini, dell'Idv, che gli risponde chiedendo, a sua volta, che sia, invece, il governatore a dovere delle scuse ai tre.
Da un paio di giorni, la politica abruzzese, solitamente abbastanza informale, sembra aver adottato il codice di comportamento di quei club londinesi molto esclusivi - alla Groucho per intenderci - in cui le divergenze si regolano a base di scuse chieste, date e accettate. Con la diferenza che qui le scuse le chiedono un po' tutti ma a darle non ci pensa nessuno. Del resto - per restare da quelle parti - Wodehouse, che in Jeeves aveva creato un modello di saggezza non esibita e fintamente distratta, ammoniva: «E' buona norma di vita non scusarsi mai. Le persone dabbene non pretendono mai le scuse, gli altri, i cattivi, se ne servono solo a loro vantaggio».
La storia che ha scatenato il botta e risposta è abbastanza intricata e riguarda l'ipotesi - denunciata alcuni giorni fa dai tre consiglieri democratici - che fossero spariti 272 milioni di euro tra i costi del progetto Case all'Aquila. Così risultava consultando il sito del Dipartimento della Protezione civile, che poi in un successivo momento, attraverso il suo ufficio stampa, aveva evidenziato come i 700 milioni di euro stanziati dal decreto legge 39 del 2009 per la realizzazione urgente di abitazioni coprono non solo i costi del Progetto Case ma anche quelli di Musp (Moduli ad uso scolastico provvisori), Map (Moduli abitativi provvisori) e Mep (Moduli ecclesiastici provvisori) nonché delle connesse opere di urbanizzazione e servizi.
Tanto era bastato al presidente della Regione per polemizzare con i consiglieri del Pd. «Considerato che Di Pangrazio, D'Amico e Ruffini hanno chiesto le mie dimissioni da commissario», aveva detto il governatore, «mi aspetto ora che, coerentemente, gli stessi prendano atto della magra figura rimediata e, dopo aver chiesto scusa agli aquilani e alla Protezione civile nazionale, compiano un atto simile a quello auspicato per il sottoscritto». Insomma, si dimettano.
Ma a dare manforte ai suoi tre colleghi del centrosinistra, è arrivato, ieri mattina, Carlo Costantini. «E' Chiodi», ha detto il capogruppo dell'Idv, «che deve scuse pubbliche ai colleghi Ruffini e Di Pancrazio del Partito democratico. Chiodi prima ha offeso pubblicamente i colleghi del Pd accusandoli di non sapere leggere la rendicontazione dei costi del Progetto Case all'Aquila, e addirittura invitandoli a dimettersi per manifesta incapacità, poi ha fatto modificare le relative informazioni sul sito della Protezione civile.
Da parte sua, Di Pangrazio, ieri ha inviato una lettera al governatore, in cui - altro che scuse - è lui che chiede le dimissioni di Chiodi da commissario per la ricostruzione.
«Il gruppo consiliare del Pd», scrive Di Pangrazio, «non intende polemizzare ma torna a ribadire, ed è sempre più convinto, che Lei debba valutare seriamente se ci siano ancora le condizioni per svolgere correttamente il lavoro di commissario delegato alla ricostruzione. Risulta a tutti evidente che la situazione post-terremoto Le stia sfuggendo di mano. Non riuscendo ad avere il polso della situazione (oltre al quadro confuso sui costi del Progetto Case si pensi alla zona franca urbana non ancora accordata ed al mancato avvio della ricostruzione delle case Ater E per le quali giacciono inutilizzati nelle casse del Provveditorato alle Opere Pubbliche circa 84 milioni di euro) dovrebbe fare un passo indietro da commissario e tornare a guidare la nostra Regione nel pieno esercizio delle Sue funzioni di Presidente».