Il sindacato proclama lo stato di agitazione e organizza presidi
PESCARA. Dallo stato di agitazione alla raccolta delle firme per l'azienda unica, ai presidi nei luoghi di lavoro (ieri hanno iniziato a Teramo) fino ad arrivare a costituire i comitati di protesta coinvolgendo le categorie sociali che verrebbero penalizzate: sono le iniziative che i Cobas trasporti Abruzzo stanno attuando per protestare contro i ritardi con i quali si sta muovendo la Regione sulla riforma del trasporto pubblico locale (Tpl) e contro l'adombrata privatizzazione del settore sollecitata dagli imprenditori (Confindustria).
I sindacati di base raccolgono le firme affinché vada avanti il progetto dell'azienda regionale unica (la NewCo formata dalla fusione di Arpa, Gtm e Sangritana gomma) e anche per un uso sociale dei trasporti. «Da parte di Confindustria c'è in atto un tentativo smaccato di accaparrarsi un boccone prelibato quale è il Tpl», afferma il segretario Ettore D'Incecco , «intendiamoci, non verrà regalato il Tpl in Abruzzo tuot court alla Confindustria perché sono troppe e troppi gli interessi e gli interessati a questa torta. La vera privatizzazione sarà la riorganizzazione secondo i bacini di flusso: il che è ancora peggio che venderlo ai privati, perché, come si suol dire, questo comporterà l'uso pubblico dei debiti e quello privato dei profitti».
I Cobas spiegano che l'assessore regionale Giandonato Morra ha nel passato dichiarato, a parole, di volerli incontrare, ma che non lo ha mai fatto. «Tanto è vero», aggiungono, «che ci siamo decisi ad iniziare le pratiche per una conflittualità che non durerà lo spazio di uno "sciopericchio", come fanno gli altri sindacati, bensì è una dichiarazione di "conflittualità permanente", perchè abbiamo capito che nessuno vuole in realtà l'azienda unica; quante teste politiche infatti cadrebbero? Quanti voti si perderebbero?». «Dev'essere l'esigenza dell'utenza a decidere la politica del trasporto pubblico locale e non il potere politico, economico, affaristico», ammonisce D'Incecco. Di qui la scelta di portare il dibattito e la protesta nei luoghi di lavoro nei quali il tasso di pendolarismo è più alto (scuola, trasporti, poste e alcune fabbriche) di Teramo, Pescara, Vasto, Lanciano e la decisione di organizzare comitati insieme a studenti medi, universitari e altre categorie sociali «che verranno fortemente penalizzate dalla privatizzazione».
I sindacati di base hanno tra l'altro giù diffuso fra i lavoratori Arpa il volantino e il testo della petizione anti-privatizzazione, nei quali si sostiene che tra le possibili conseguenze di una «non razionalizzazione del Tpl, che limiti lo spreco di denaro pubblico, c'è, come la storia insegna, quella di scaricare i costi degli errori di gestione sui cittadini che usufruiscono del servizio con l'aumento del biglietto e sui lavoratori come i licenziamenti, la precarizzazione dei contratti e gli appalti esterni delle linee di trasporto».