Il taglio degli stanziamenti pubblici ha messo il settore in ginocchio. Sciopero in tutto il paese e sit-in a Roma per i lavoratori impegnati nell'industria del materiale rotabile che in 25mila rischiano il posto. Le richieste dei sindacati al governo
Una crisi che coinvolge circa 25mila lavoratori, quella dell'industria del materiale rotabile (motrici, vagoni, ecc.) e sistemi di segnalamento per il trasporto su rotaia. Per questo Fim, Fiom e Uilm hanno indetto per oggi (25 novembre) lo sciopero nazionale di otto ore dell'interno settore.
Aldilà del numero, certo non indifferente, delle lavoratrici e dei lavoratori coinvolti in diverse regioni del nostro paese (Piemonte, Lombardia, Veneto, Liguria, Emilia-Romagna, Toscana, Campania, Puglia, Basilicata, Calabria, Sicilia), i sindacati dei metalmeccanici sottolineano il valore strategico di un comparto che, da un lato, costituisce uno dei punti forti del nostro apparato produttivo, mentre, dall'altro, rappresenta un settore le cui produzioni sono evidentemente correlate in modo diretto con il sistema dei trasporti.
In effetti, a parte le diverse storie aziendali, una delle cause della crisi del settore è il taglio che ha colpito in modo drastico gli stanziamenti che sostengono la domanda pubblica nel settore, specie per ciò che concerne il trasporto regionale. Mentre in Europa la produzione nel settore è segnalata in crescita, in Italia il crollo della domanda pubblica rischia di ottenere un duplice effetto perverso.
Da un lato, crisi aziendali che, nel loro prolungarsi, rischiano ormai di tradursi non solo in una riduzione dell'attività produttiva, ma in licenziamenti e cancellazioni di posti di lavoro. Dall'altro, una riduzione del trasporto ferroviario, specie per ciò che riguarda i pendolari, non potrà che ingolfare ulteriormente strade e autostrade.
In occasione dello sciopero, i sindacati hanno anche organizzato una manifestazione nazionale a Roma, in piazza Santi Apostoli, cui hanno partecipato lavoratori di AnsaldoBreda, Ansaldo Sts, Alstom, Bombardier, Ferrosud, Firema, Keller, Officine Salento, Rsi.
Dal palco del comizio conclusivo, i responsabili nazionali del settore Marco Bentivogli (Fim), Giovanni Contento (Uilm) e Massimo Masat (Fiom) hanno quindi lanciato al nuovo governo un pressante appello affinché prenda in mano una questione che era stata proposta all'attenzione pubblica dai sindacati metalmeccanici già all'inizio del 2011, senza ricevere però risposte dall'esecutivo dimissionario.
Inoltre, i sindacati hanno annunciato l'intenzione di organizzare, a breve, un incontro nazionale con le Regioni e con gli enti locali interessati alla presenza degli stabilimenti del settore.
In definitiva, ciò che le tre sigle chiedono al nuovo governo è di avviare la definizione di un nuovo piano nazionale dei trasporti; un piano entro cui anche il settore ferroviario possa svolgere un ruolo positivo sia in termini di ricchezza prodotta, che di aiuto alla costruzione di una mobilità sostenibile.