Poche corse per raggiungere la Capitale
Dieci anni di "battaglia" per i pendolari della Conca Peligna in merito al trasporto su gomma che ha portato nel corso del tempo una grave perdita nel tessuto sociale del territorio, che registra un meno 25 per cento. Si parla di gente che si è dovuta trasferire in altri luoghi ma soprattutto di persone che hanno dovuto rinunciare al loro posto di lavoro nella Capitale. La causa? La mancanza di mezzi per raggiungere Roma e le varie difficoltà che ogni pendolare deve affrontare quotidianamente. Da qualche settimana si pensava che i disagi fossero stati superati ma purtroppo così non è stato. L'accorpamento di Paolibus in Arpa sembra non essere stato la panacea di tutti i mali. I pendolari, rappresentati da Federcopa, si sentono ancora una volta penalizzati rispetto all'Aquila ed Avezzano e a sostegno della loro tesi esiste il numero di corse minimo rispetto ad altri territori e la sosta dell'autobus delle otto di mattina che ferma ad Avezzano per dieci minuti, rallentando il percorso su Roma di circa un'ora. «Questo accorpamento che abbiamo cercato con Arpa per diversi anni - ha sottolineato il presidente Federcopa Francesco Di Nisio - doveva darci tranquillità, ma così non è stato. La società di trasporto regionale oltre a bloccarci il pullman delle otto sembra sia in procinto anche di spezzare alcune corse con due autisti diversi. Uno che arriva da Sulmona ad Avezzano e l'altro che sale ad Avezzano per proseguire verso Roma. Questo chiaramente andrebbe a far guadagnare alla Marsica un autista in più, penalizzando ancora una volta il nostro territorio». A fronte del piano Arpa che sarà ufficializzato per i primi del dicembre prossimo, Federcopa, rinnovando la fiducia nell'assessore regionale Giandonato Morra, che tanto si è impegnato per risolvere i problemi, chiede un incontro urgente alla società teatina, tenuto conto anche che Federcopa fa parte del tavolo permanente della Regione Abruzzo. Un modo per discutere in maniera definitiva della questione del trasporto su gomma. «La questione - continua Di Nisio - va chiarita a tavolino perchè qui ci sono in ballo i posti di lavoro di almeno una trentina di pendolari. Se, poi, la questione non sarà modificata con una discussione pacifica, saremo costretti ancora una volta a chiedere il sostegno della politica regionale». Insomma, Federcopa non chiede nulla di particolare, ma soltanto «la garanzia dei servizi esistenti e la loro tutela». Chiaramente, se Arpa fosse pronta ad un ampliamento attraverso i terminal, sicuramente l'associazione dei pendolari non direbbe di no. Una sola parola d'ordine nella presa di posizione dei viaggiatori: «Rispetto del lavoro altrui attraverso servizi minimi».