Iscriviti OnLine
 

Pescara, 08/04/2026
Visitatore n. 752.933



Data: 27/11/2011
Testata giornalistica: Il Centro
In pensione a 63 anni con nuove regole. L'ipotesi in un articolo del ministro Fornero: dal 2012 sistema contributivo per tutti

Premi automatici per chi lascerà il lavoro dai 65 ai 70

ROMA. Pensioni col sistema contributivo pro-rata per tutti e uscita dal lavoro non prima dei 63 anni dal 2012. E' l'impianto che ha in mente il ministro del Welfare Elsa Fornero, scritto in un articolo a quattro mani (leggi l'articolo) prima di entrare nel governo con Flavia Coda Moscarola, altra docente di economia, sulla rivista della Fondazione Italianieuropei. Articolo ripreso ieri da «la Repubblica». Fornero prefigura un sistema previdenziale che si basa sulla sostituzione del sistema retributivo, «troppo generoso con le generazioni anziane» e quindi iniquo per i più giovani, con quello contributivo. A questo si affiancano i limiti di età: uscita dal lavoro mai prima dei 63 anni, con incentivi per chi va in pensione a 65, penalità per chi esce prima. E chi andrà in pensione tra i 65 e i 70 anni avrà premi automatici.
L'articolo del ministro, pur trattandosi di un lavoro come docente di Economia, ha comunque innescato un dibattito. Tra i sindacati, Bonanni della Cisl ha auspicato che «se ne discuta al più presto. Sfideremo il ministro e vedremo se oltre al rigore saprà mettere anche l'equità». Duro Cremaschi della Fiom-Cgil che parla di «misure profondamente inique. Obbligare ad andare tutti in pensione a 63 anni significa penalizzare le categorie più disagiate, a partire dagli operai e dalle donne». E Angeletti (Uil) sostiene che «la prima cosa che il governo deve fare è armonizzare le regole per abolire situazioni di privilegio».
Ma cosa differenzia i due sistemi previdenziali? Il contributivo permette di restituire a chi va in pensione i contributi (capitalizzati) versati nel corso della vita lavorativa, con un premio nel caso di spostamento in avanti dell'età di entrata in quiescenza.
Il sistema retributivo invece prende in considerazione, ai fini del calcolo della pensione, gli ultimi dieci anni di retribuzione di un lavoratore. Un sistema più oneroso per lo Stato e considerato iniquo per chi invece è trattato con il contributivo. Ma chi percepisce la pensione con il sistema retributivo? I lavoratori si dividono in tre categorie: i «salvati» del 1995, esonerati quell'anno dall'applicazione del contributivo grazie alla demarcazione introdotta tra coloro che al 31 dicembre 1995 avrebbero raggiunto i 18 anni di anzianità; i «parzialmente protetti» (anzianità inferiore ai 18 anni nel 1996) la cui pensione sarà calcolata con la regola retributiva fino al 1995 e con quella contributiva fino al 1996. Da queste due categorie differisce quella degli «indifesi», ossia gli assunti dal 1996 la cui pensione è interamente contributiva.
Secondo Fornero le prime due categorie recepiscono un rendimento troppo generoso, superiore «a quello finanziariamente sostenibile con violazione della sostenibilità e dell'equità tra generazioni». La soluzione quindi secondo il ministro: applicare a partire dal 2012, il metodo contributivo pro-rata per tutti i lavoratori rendendo subito effettiva un'età minima di pensionamento (63 anni col requisito di 20 anni di contributi), e una fascia di flessibilità che incoraggi il lavoratore e ritardare l'uscita fino a 68 (anche 70) anni con un incremento di pensione che tenga conto dei maggiori contributi versati e della maggiore età. Il passaggio da retributivo a contributivo ovviamente non sarebbe in nessun caso retroattivo. I lavoratori interessati dal pro-rata sono i «salvati», oggi ancora attivi, ovvero i nati dal 1950 al 1962: «I risparmi di spesa - spiega Fornero - potrebbero arrivare a qualche decina di miliardi di euro nei primi 5-6 anni».

www.filtabruzzo.it ~ cgil@filtabruzzo.it