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Data: 27/11/2011
Testata giornalistica: Il Messaggero
Ici, Iva e sgravi sul lavoro nel piano anche le pensioni. Allo studio un insieme di interventi focalizzati sulla crescita

Revisione delle rendite: i valori di mercato sono 3,6 volte più alti

ROMA Entreranno anche le pensioni nel pacchetto che il Consiglio dei ministri approverà il 5 dicembre. Non dovrebbe essere una manovra classica, finalizzata a mettere una toppa sui conti pubblici, ma un'operazione di dare e avere che possa da subito rendere credibili le parole d'ordine dell'equità e della crescita. Questo è l'obiettivo uscito dal vertice interministeriale di ieri, obiettivo che da qui a dieci giorni dovrà essere concretizzato e messo nero su bianco con un ventaglio ampio di misure che andranno al di là di un singolo decreto legge.
Il menu degli interventi è fondamentalmente quello già emerso nei giorni scorsi, ma i dosaggi saranno studiati con attenzione, in modo che accanto alla componente dei sacrifici risulti visibile anche quella della spinta allo sviluppo. Del pacchetto quindi faranno parte accanto alla stretta sull'Ici e - probabilmente - sull'Iva anche le prime misure per la riduzione del cuneo fiscale (le tasse sul lavoro) con interventi di alleggerimento di Irap e Irpef; più un primo assaggio delle future e più complesse riforme su pensioni e concorrenza. Anche la quantificazione complessiva dei provvedimenti - si parla di 13 miliardi - andrebbe intesa come valore lordo e non come sola correzione dei conti.
Sicuramente c'è la volontà di dare segnali precisi anche all'Europa e ai mercati: in questa logica rientrano le prime mosse sulla previdenza. Potrebbe scattare già dal 2012 l'estensione a tutti del sistema di calcolo contributivo pro rata (ossia con valore per il futuro); mentre il modello di pensionamento flessibile richiederà valutazioni più approfondite. Possibili anche norme di razionalizzazione e accorpamento di regimi e istituti, o un'accelerazione del processo di innalzamento dell'età di vecchiaia per le donne.
Sul versante fiscale, il lavoro del governo può contare su una base tecnica molto approfondita, ossia la relazione finale del gruppo di lavoro nominato da Giulio Tremonti e coordinato da Vieri Ceriani (Bankitalia) nel quale sono confluiti anche rilevanti contributi del Dipartimento delle Finanze. C'è ad esempio lo studio che ha portato a quantificare in quasi 60 miliardi il gettito teoricamente ricavabile dall'adeguamento dei valori catastali degli immobili a quelli di mercato. In particolare sono stati ricostruiti per le varie Regioni italiane i potenziali valori di mercato delle case; relativamente alle abitazioni principali, il rapporto medio tra le due misurazioni è di 3,6 a 1. Questo non vuol dire che le attuali rendite saranno elevate in proporzione (sarebbe un massacro), ma dà un'idea dell'immenso spazio di manovra a disposizione del governo.
In prima battuta, in attesa di una revisione più complessiva, le rendite catastali potrebbero essere adeguate con un meccanismo analogo a quello usato quindici anni fa, quando si decise di intervenire non direttamente, ma sul moltiplicatore (il numero che porta dalla rendita al valore patrimoniale). Allora fu elevato a 105, stavolta potrebbe arrivare ad esempio a 115 o anche più su.
L'Ici sarà reintrodotta in versione progressiva e questa scelta porterà con sé anche una prima rivisitazione dell'impianto federalista disegnato dal precedente esecutivo. Per l'Iva l'alternativa è tra un nuovo ritocco secco dell'aliquota ordinaria (due punti in più garantirebbero quasi 9 miliardi) e la revisione dei regimi agevolati del 4 e del 10 per cento. Del pacchetto faranno sicuramente parte gli annunciati interventi contro l'evasione, dall'abbassamento a 300-500 euro della soglia sotto la quale è vietato usare il contante, all'obbligo di inserire elementi patrimoniali in dichiarazione dei redditi. Allo studio, pur con tutte le cautele, c'è anche l'imposta patrimoniale leggera.

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