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Data: 27/11/2011
Testata giornalistica: Il Centro
Pdl contro l'Ici, Pd contro la super Iva. Tutti i mal di pancia dei partiti che sostengono il governo

Alfano: i provvedimenti non sono neutri decideremo se votarli

ROMA. La reintroduzione dell'Ici non la vuole il Pdl, l'aumento dell'Iva non convince una larga fetta del Pd, a cominciare da Stefano Fassina, e contro il sistema contributivo per tutti si schiera l'Idv.
Alla vigilia di una settimana decisiva per il varo delle prime misure anticrisi, dal fronte dei partiti che hanno votato la fiducia al governo arrivano i primi segnali di malessere. Il deputato del Pdl e presidente dei Cristiano Riformisti, Antonio Mazzocchi, annuncia un «no grande come una casa» alla reintroduzione dell'Ici e lavora alla presentazione di una petizione popolare: «Sono migliaia le persone che si stanno mettendo in fila per firmarla».
Nell'attesa di sentire quel che dirà Berlusconi al convegno del Pdl che si chiude oggi a Verona, Angelino Alfano smentisce l'esistenza di una maggioranza politica e assicura che tra il suo partito, il Pd e l'Udc, «non c'è altra intesa se non quella di aver votato la fiducia a Monti». Sulle misure anticrisi, insomma, il partito del Cavaliere vuole avere le mani libere. «I provvedimenti economici non sono inodori e incolori, come l'acqua, e, dunque, prima di votare dovremo capire che colore e che sapore abbiano e cosa contengano» avverte Alfano, che vede volare gli spread e attacca gli «oroscopisti» che avevano legato la fine della crisi alle dimissioni del Cavaliere. La tempesta, invece, non è finita e il segretario del Pdl si prende una piccola rivincita: «Ciò che ci dispiace è che tutti quelli che avevano detto queste solenni imbecillità, nei mesi precedenti le dimissioni di Berlusconi, non abbiano ora sentito il dovere di chiedere scusa».
Se quello del Pdl è un appoggio "condizionato" a Monti, Pier Luigi Bersani ammette che la strada della ripresa è «certamente stretta» ma assicura che il Pd non metterà i bastioni tra le ruote al governo e nega qualunque accordo con il partito del Cavaliere. La precisazione parte dalla Villa reale di Monza dove la Lega ha imposto l'apertura delle sedi distaccate di alcuni ministeri e dove ieri il Pd ha lanciato il suo «Patto per la ricostruzione dell'Italia». «C'è un governo di impegno nazionale e ciascuno è chiamato a prendersi la propria quota di responsabilità. Noi ce la prendiamo ma questo», chiarisce Bersani, «non vuol dire che esiste una maggioranza. Poi, se Monti chiama per chiedere un consiglio, io vado, il Pd va». Il convinto sostegno a Monti non vuol dire che i democratici rinunceranno a dire la loro sui vari provvedimenti. La conferma arriva dal responsabile economico del partito, Stefano Fassina, che definisce il possibile aumento dell'Iva «iniquo e recessivo» e vede con preoccupazione anche una manovra economica aggiuntiva che «aggraverebbe il circolo vizioso e aumenterebbe la sofferenza del sistema bancario con una contrazione del credito alle imprese». Ma i dubbi dei partiti che hanno votato la fiducia riguarda anche la delicatissima questione delle pensioni. E su questo punto il più preoccupato è Di Pietro. Il leader dell'Idv definisce «condivisibile» l'idea di una accesso «flessibile» dei lavoratori alla pensione ma teme brutte sorprese sui nuovi sistemi di calcolo: «Si tratta di capire cosa significa, in termini di denaro, l'applicazione del sistema contributivo pro-rata per tutti». Monti andrà avanti? Fini non ha dubbi: «Sarà difficilissimo per tutti revocare la fiducia a questo governo».

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