| |
|
| |
Pescara, 08/04/2026
Visitatore n. 752.933
|
|
|
|
|
|
|
28/11/2011
Il Centro
|
Nomine e misure, lo slalom di Monti. Il 5 dicembre solo i provvedimenti per mettere al sicuro i conti, per le pensioni indicati i criteri generali |
|
Ultimi nodi sui sottosegretari. Il premier illustrerà i provvedimenti ad Alfano, Bersani e Casini
ROMA. Mario Monti dovrà strappare oggi alla sua "maggioranza" l'accordo sui sottosegretari. I problemi da risolvere non sono pochi e già si prevede che alla fine il numero salirà a 30 sottosegretari e 5 viceministri. Ma un nuovo rinvio rappresenterebbe un problema concreto. Da domani le commissioni di Camera e Senato dovranno infatti stendere i propri calendari e senza rappresentanti del governo l'attività sarebbe praticamente paralizzata. Sgomberato l'ostacolo sottosegretari, ci si potrà dedicare al primo obiettivo reale, quel primo pacchetto di misure che dovrà rimettere a posto i conti e garantire il pareggio di bilancio nel 2013. E anche su questo terreno lo slalom di Monti si va facendo sempre più stretto e pericoloso. Ma andiamo in ordine. Per la squadra dei sottosegretari ci sono da risolvere i nodi delle caselle più sensibili, prime fra tutte la Giustizia e le Comunicazioni, le più care a Berlusconi. Per le Comunicazioni, saltato Vincenzo Zeno Zancovich, padre della legge Gasparri e avvocato Mediaset, candidato dal Cavaliere, è stata avanzata la candidatura di Francesco Pizzetti, Garante per la privacy, contro sarebbe però calato il "no" di Berlusconi. Dopo aver registrato il rifiuto dei partiti a sottosegretari politici, Monti ha cercato di attingere dalle Autorità di garanzia, ognuna delle quali formata da 5 a 7 membri. In questo caso si è però scontrato con l'evidente disparità di trattamento economico. In pochi rinuncerebbero infatti a 7 anni garantiti a circa 300 mila euro l'anno (con altri due anni di scivolo alla scadenza del mandato) per un incarico di un anno e mezzo, bene che vada, a meno della metà dello stipendio. Misure. Anche nel week end milanese Monti ha continuato a limare quel primo pacchetto di misure che i prossimi giorni dovrà presentare ad Alfano, Bersani e Casini come ieri ha svelato lo stesso segretario del Pdl. Sembra ormai certo che si tratterà delle misure necessarie a mettere in sicurezza i conti, quindi di pronto gettito. Varrà fra i 13 e i 15 miliardi e il cuore sarà composto dalla reintroduzione dell'Ici, o come si chiamerà la prossima imposta sugli immobili, che avrà anche una componente progressiva, colpendo quindi di più i patrimoni immobiliari. Ci sarà poi l'annunciato aumento dell'Iva, e la terza fonte d'entrata è stata identificata con la tracciabilità dei pagamenti sopra i 300 euro. Un provvedimento, dicono le simulazioni effettuate, che non solo colpirebbe l'evasione, ma garantirebbe una maggiore fatturazione e quindi un maggior gettito di Iva. Un provvedimento contro cui però ieri si sono scagliati ieri sia Berlusconi che Alfano e che dunque rischia di diventare un altro causus belli, dopo che già l'ipotesi di patrimoniale, anche se "light" (si parlava dello 0,5% sopra un milione di euro), è stata di fatto affondata dal Pdl. Per Alfano ridurre la possibilità di pagare in contanti (e spesso in nero) sarebbe una «limitazione della libertà». Sulle pensioni è invece molto probabile che il 5 il governo si limiti a indicare i criteri generali a cui si ispirerà la prossima riforma e dunque il metodo di calcolo (il contributivo pro rata) e la soglia (63 anni) sotto la quale non si potrà ottenere il 100 per cento dell'assegno. Prima di presentare l'articolato in Parlamento, Monti vorrebbe infatti presentarlo alle parti sociali.
|
|
|
|
|