Centrodestra. Maroni: «Tra noi e il Cavaliere non c'è più niente»
ROMA. «Monti non è in ritardo, è appena arrivato e si deve occupare di cose di enorme complessità. Lasciatelo lavorare». Silvio Berlusconi conferma che alle prossime elezioni non si ricandiderà («Il Pdl farà le primarie»)e prova a sfilare Monti dalla morsa franco-tedesca. L'ex premier, che nega di aver detto che tornerà ad occuparsi delle sue aziende, spezza una lancia in favore del suo successore a palazzo Chigi e, anche per questo, rende ancora più profondo il solco che lo separa dalla Lega. Lo strappo rischia infatti di essere definitivo. E se il Cavaliere due giorni fa aveva dato per certa l'alleanza con il Carroccio per le prossime amministrative, dopo Calderoli anche Roberto Maroni dice chiaro e tondo che le cose non stanno così. «L'alleanza formale è finita con il passaggio della Lega all'opposizione di questo governo. Con il Pdl siamo su fronti opposti. Quello che succederà è da vedere perché», precisa l'ex ministro dell'Interno, «non c'è nessun automatismo, nessun accordo che possa essere salvaguardato rispetto ad alleanze future. Per le amministrative si deciderà caso per caso».
La prospettiva di essere costretto a rincorrere Casini per le alleanze future non entusiasma affatto Berlusconi, che non si rassegna e fa sapere che venerdi prossimo incontrerà Bossi a Milano: «Non credo proprio che l'alleanza sia finita. Cercherò di convincere la Lega a fare scelte nell'interesse del paese». E' previsto un incontro col Senatùr? Maroni cade dalla nuvole: «Non so niente. Posso solo dire che la triplice non è più Cgil-Cisl-Uil ma Pd-Pdl-Udc». E anche Calderoli, con una intervisa a Repubblica, non è tenero: «Tra noi e Berlusconi non c'è più niente. Noi siamo all'opposizione, lui appoggia il governo».
Allo stato, il Pdl è diviso su come gestire il rapporto con i leghisti. Decisivo sarà Berlusconi che continua a giocare la sua partita su due piani diversi. In pubblico continua a dire che l'appoggio a Monti non è scontato mentre in privato chiede ad Alfano di «trattare» con il premier sui sottosegretari ma anche sui provvedimenti anti-crisi. Un doppio binario che lascia perplessi gli ex An come Matteoli e Gasparri, che definiscono «necessaria» un'alleanza politica con la Lega alle prossime elezioni. Bondi e Quagliariello chiedono invece a Bossi di non tirare troppo la corda. Tra Pdl e Lega c'è solo un gioco delle parti in vista di una nuova intesa? Forse. Quel che è certo è che i vertici del Carroccio si sentono traditi da Berlusconi che, dopo le dimissioni, non ha insistito sul voto anticipato ma ha spianato la strada al governo Monti. E adesso il partito di Bossi picchia duro.