ROMA. Pensioni, si cambia davvero. La riforma alla quale sta lavorando il ministro al Welfare Elsa Fornero prende sempre più forma. Tra le prime indiscrezioni filtra anche un'ipotesi "rivoluzionaria", relativa alle pensioni di anzianità: 40 anni di contributi potrebbero non essere più sufficienti. Potrebbe scattare subito anche il blocco della perequazione. I sacrifici di lavoratori e pensionati saranno accompagnati da una stretta sui vitalizi. Intanto il segretario della Cisl Bonanni chiede chiarezza: «Basta indiscrezioni, serve un confronto trasparente».
Anzianità. La novità dell'ultim'ora è probabilmente quella più clamorosa: potrebbe infatti aumentare la soglia minima dei 40 anni di contributi che oggi garantiscono la pensione indipendentemente dall'età anagrafica. Tra le ipotesi allo studio ci sarebbe un innalzamento ad almeno 41 anni, ma si potrebbe arrivare anche a 43.
Di certo c'è che sulle pensioni di anzianità ci sarà una stretta: dovrebbe essere anticipato al 2012 il primo aumento della "quota" (la somma tra età contributiva e anagrafica), attualmente pari a 96. L'ipotesi più probabile è il passaggio a quota 97 dal 2012 per arrivare a quota 100 già nel 2015.
Recupero inflazione. In arrivo il blocco della perequazione, ovvero il recupero dell'inflazione. La "sterilizzazione" di tutte le pensioni che oggi vale solo per quelle più alte potrebbe essere applicata già al 2012 e varrebbe 5-6 miliardi (compresi i 600 milioni delle pensioni più alte). Ma la misura non piace per nulla ai sindacati, in particolare quelli dei pensionati.
Contributivo per tutti. Si lavora anche all'estensione del metodo contributivo pro-rata. Con ogni probabilità si applicherà a tutti già dal primo gennaio. In futuro dunque l'assegno della pensione non sarà più legato all'ultimo stipendio (metodo retributivo), ma ai contributi effettivamente versati. A chi entro il 1996 aveva già 18 anni di contributi, il contributivo sarà applicato pro rata a partire dal primo gennaio.
Vitalizi. Contributivo per tutti, anche per i parlamentari. L'accordo è stato trovato ieri durante un incontro tra il ministro Fornero e i presidenti di Camera e Senato Fini e Schifani. Dal primo gennaio 2012 i parlamentari potranno percepire il vitalizio non prima del compimento dei 60 anni di età per chi abbia esercitato il mandato per più di un'intera legislatura e al compimento dei 65 per chi abbia versato i contributi per una sola intera legislatura. Sarà inoltre introdotto il sistema di calcolo contributivo, che varrà per intero per deputati e senatori che entreranno in parlamento dal 2012 in poi e "pro rata" per quanti esercitano il mandato in questo momento. I parlamentari dovranno quindi aspettare di più per ricevere il vitalizio e riceveranno solo quanto versato, mentre oggi l'assegno varia tra il 20% e il 60% dell'indennità mensile lorda, pari a 12.005,95 euro.
Aliquote. Per i parlamentari potrebbe scattare anche un aumento delle aliquote contributive, oggi pari all'8,6% contro il 33% dei lavoratori dipendenti. E potrebbe crescere di due punti percentuali anche l'aliquota contributiva degli autonomi, oggi ferma al 20-21%. L'entrata aggiuntiva per l'Inps sarebbe di circa 1,2 miliardi.
Donne. Si ragiona su un anticipo dell'aumento dell'età di vecchiaia delle donne nel settore privato: il percorso che prevede l'innalzamento da 60 a 65 anni tra il 2014 e il 2026 potrebbe partire nel 2012 per chiudersi già nel 2016 o al massimo nel 2020.