Iscriviti OnLine
 

Pescara, 08/04/2026
Visitatore n. 752.934



Data: 30/11/2011
Testata giornalistica: Il Messaggero
Verso la manovra di 20 miliardi - In arrivo un aumento dell'Iva per alleggerire le tasse in busta paga

ROMA - Tasse sul lavoro più leggere ed eliminazione del dualismo tra lavoratori di serie A, tutelati e protetti dagli ammortizzatori sociali, e lavoratori di serie B, in balìa della precarietà. Le richieste, già avanzate al governo Berlusconi, sono state ribadite con forza ieri da Bruxelles anche al governo Monti. Che infatti ci sta lavorando su, anche se non è detto che arrivi tutto con un pacchetto unico. Anzi è altamente improbabile che nuove regole sul mercato del lavoro entrino a far parte delle misure che il governo sta mettendo a punto per il 5 dicembre. Lo stesso Monti, nel suo discorso di insediamento alla Camere, ha parlato di consenso delle parti sociali. E anche il ministro del Welfare, Elsa Fornero, e la sua squadra hanno tutta l'intenzione di evitare la fretta privilegiando la coesione sociale. Il che non significa che non si deciderà, ma visto che si parla di toccare argomenti particolarmente sensibili, quali l'articolo 18 dello Statuto dei lavoratori, è meglio ponderare bene le scelte. Quasi certamente, quindi, la riforma del mercato del lavoro arriverà con l'anno nuovo.
Diverso invece il discorso di un'alleggerimento della tassazione sul lavoro, che verrebbe finanziato con un aumento delle aliquote Iva. Si parla di uno o due punti in più per quella al 21%: le maggiori entrate sarebbero di 4,4 miliardi se arriva al 22% oppure di 8,8 miliardi nel caso si decidesse di elevarla al 23%. Non è escluso un mini ritocco (mezzo punto o un punto) dell'aliquota intermedia del 10%. Il tutto avverrebbe con un decreto, all'interno del quale ci dovrebbe essere anche la stretta, in funzione anti-evasione e anti-riciclaggio, sull'utilizzo del contante: la soglia della tracciabilità sarà abbassata a 300-500 euro.
Con le risorse recuperate, il governo pensa di diminuire la forbice del cuneo fiscale, ovvero il divario tra il costo del lavoro a carico delle imprese e la retribuzione netta in busta paga. D'altronde si tratta di una tendenza comune in Europa. La Germania ha annunciato il taglio delle imposte sui redditi da lavoro a partire dal 2013. E il Regno Unito, già dallo scorso aprile, ha ridotto di due punti percentuali le imposte sui redditi di impresa. Secondo le rilevazioni Ocse, nel 2010 il cuneo fiscale per un salario medio in Italia è al 46,9% rispetto al 34,9% di media dei Paesi che fanno parte dell'Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico. Il peso del fisco nelle busta paga di spagnoli (39,6%), degli inglesi (32,7%) per non parlare degli americani (29,7%) è di gran lunga inferiore a quello nelle buste paga degli italiani. Le imprese da tempo chiedono di agire sull'Irap, l'imposta regionale sulle attività produttive introdotta nel 1998, che per il 50-60% grava sul costo del lavoro. Sul tavolo del governo ci sarebbero due ipotesi: incremento delle detrazioni e ulteriore abbattimento della componente del costo del lavoro dal calcolo della base imponibile dell'imposta.

www.filtabruzzo.it ~ cgil@filtabruzzo.it