Iscriviti OnLine
 

Pescara, 08/04/2026
Visitatore n. 752.934



Data: 30/11/2011
Testata giornalistica: Il Messaggero
Salari fermi e prezzi in salita. Istat: mai un divario così alto. Retribuzioni cresciute dell'1,7%, inflazione del 3,4%

ROMA Salari-prezzi, una forbice naturale che in dodici mesi si è allargata, fino a raddoppiare. L'ultima misurazione Istat, quella relativa ad ottobre ha rilevato che le retribuzioni contrattuali orarie annue sono salite mediamente dell'1,7%, mentre l'inflazione è cresciuta del 3,4%, con una incontestabile differenza dell'1,7%. Praticamente, l'inflazione è aumentata del doppio rispetto a salari e stipendi. Uno scarto che non era riscontrabile dal 1997. Il precedente record aveva toccato 1,3 punti percentuali.
Dice ancora l'Istat che tra gennaio e ottobre del 2011 la forbice si è ampliata dell'1,8% rispetto allo stesso periodo dello scorso anno. Scendendo nei dettagli della rilevazione, le retribuzioni fanno registrare un incremento tendenziale dell'1,9% tra i dipendenti del settore privato e dello 0,6% per quelli della pubblica amministrazione. La spiegazione di questa differenza è fin troppo semplice: i contratti dell'apparato statale sono bloccati. E lo resteranno fino al 2014. Ancora, i settori che presentano gli incrementi maggiori rispetto allo stesso mese precedente sono quelli militare-difesa (+3,7%), delle forze dell'ordine (+3,5%), della gomma, plastica, lavorazioni minerali, attività dei vigili del fuoco (+3,1%). Nessuna variazione per i ministeri, la scuola, le regioni, le autonomie locali, il servizio sanitario.
I parametri tuttavia - a prescindere dall'esattezza dei dati Istat - spesso sono alterati dalla dinamica delle scadenze e dei rinnovi contrattuali che condiziona il rapporto con le cifre dell'inflazione. A fine ottobre i dipendenti in attesa di rinnovare i contratti di riferimento erano complessivamente il 33,1% dell'economia. Cioè uno su tre lavorava con un contratto scaduto. Il 12,9% di essi erano impiegati nel settore privato. Oltre tutto i tempi fisiologici per i rinnovi sono lunghissimi: in media 22,4 mesi in totale e 23,4 mesi nell'insieme dei settori privati. In altre parole, poco meno di due anni. Alla fine di ottobre i contratti collettivi nazionali di lavoro in vigore (per la parte economica) corrispondevano al 66,9% degli occupati dipendenti e al 61,7% del monte retributivo.


www.filtabruzzo.it ~ cgil@filtabruzzo.it