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Data: 01/12/2011
Testata giornalistica: Il Messaggero
Attacco alle pensioni - Camusso: intoccabili i 40 anni. Marcegaglia: adesso basta veti. Tensioni anche in casa Pd. Bersani: non diremo sì a tutto

ROMA - Un no secco. Cgil, Cisl e Uil, alzano un vero e proprio muro contro le ipotesi di una riforma della previdenza che aumenti il requisito dei 40 anni di contributi per accedere alla pensione di anzianità. Susanna Camusso, numero uno della Cgil, è lapidaria: «Il governo sappia che 40 è un numero magico e intoccabile». Luigi Angeletti, segretario generale della Uil, non è da meno: «Sarebbe ingiusto. I lavoratori non avrebbero nessun aumento alla pensione, lavorerebbero gratis. È un obolo, una donazione alle casse pubbliche. Si proceda invece con il taglio dei privilegi che sono ancora tanti». Toni non proprio concilianti nemmeno dal leader della Cisl, Raffaele Bonanni: «Sulle pensioni non vogliamo blitz. Con il governo non ci deve essere una sceneggiata in cui loro tirano dritto e gli altri protestano, ma ci deve essere una discussione trasparente e immediata».
La richiesta dell'avvio di un tavolo è condivisa anche dagli altri sindacati. «Credo che sia giunta l'ora che il governo chiami le parti e ponga il tema di quali scelte intende fare e come intende discuterne» fa sapere Camusso. «Mi rifiuto di discutere di anticipazioni. Non voglio dare suggerimenti non richiesti. Però se il governo vorrà illustrarci proposte più concrete siamo nelle condizioni di offrire la nostra opinione» dice Angeletti.
Ma è una richiesta che non è detto sarà accolta dal governo, almeno nelle sue forme tradizionali. Non c'è tempo. I sindacati saranno informati e consultati, ma in modo meno formale. Fino a ieri sera l'orientamento governativo - a meno che il pressing sindacale alla fine non prevalga - restava quello di contatti sì, ma più veloci. Telefonate, certamente. E forse anche più o meno segreti summit con i soli tre leader sindacali. Niente tavolo, quindi, con flash, cameramen e taccuini pronti a immortalare l'evento. Nessuna convocazione per una riunione plenaria, che tra l'altro correrebbe il rischio, visto le premesse, di vedere porte sbattute, primi no plateali e scontri aperti anche tra le stesse parti sociali. Basta vedere la replica alla Camusso, arrivata ieri sera dalla presidente di Confindustria, Emma Marcegaglia, intercettata dai giornalisti mentre si recava ad una riunione con il ministro dello Sviluppo e delle Infrastrutture, Corrado Passera: «Ormai di intoccabile non c'è più niente. Certamente credo che vadano toccate le pensioni: 40 anni non è un numero invalicabile. Questo non è il momento di porre veti, qui bisogna salvare il Paese». La presidente di Confindustria non ha dubbi: «La manovra è necessaria ed è importante che ci siano anche misure che aiutino la crescita, perché il Paese è in recessione».
L'ipotesi di elevare il requisito dei 40 anni di contributi per accedere alla pensione d'anzianità, provoca comunque forti perplessità e tensioni anche in casa Pd. Bersani lo dice chiaro e tondo: «Sulle pensioni ci sono cose sulle quali potremmo essere d'accordo, altre no. Il nostro giudizio sarà sul tasso di equità: chi ha di più deve dare di più». Insomma alla fine - ma questo Monti e i suoi lo sanno bene - conterà il pacchetto completo, sarà importante come il premier riuscirà a dosare la medicina che, comunque la si giri, sarà comunque amara.
Le pensioni non saranno l'unico scoglio da aggirare per Monti e la sua squadra. Non si placano le polemiche sulla patrimoniale. A fronte di un Pdl assolutamente contrario, la sinistra è invece unita nel sostenerne l'introduzione. «Sento affermazioni da parte del centrodestra che vogliono condizionare il governo. Si scherza con il fuoco, è evidente che se ci sono misure che chiamano ad uno sforzo collettivo, i patrimoni rilevanti a cominciare da quelli immobiliari non possono essere esentati» dice Bersani. Susanna Camusso la ritiene una misura «irrinunciabile» ai fini dell'equità e della distruzione del peso della crisi. A favore della patrimoniale anche Bonanni e Angeletti.
Infine le nuove regole sulla fessibilità che ancora l'altro giorno ci ha richiesto la Ue. Anche in questo caso, lo stop della leader della Cgil è assoluto: «L'altro numero magico, per quanto riguarda il mercato del lavoro, è il 18», ovvero l'articolo dello Statuto dei lavoratori che vieta i licenziamenti senza giusta causa nelle aziende con più di 15 dipendenti. Ma questo è un capitolo che il governo intende affrontare in un secondo momento.

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