LA CRISI Cisl al governo: confronto trasparente Marcegaglia: nulla è più intoccabile
ROMA. Sulle pensioni si apre il primo duro scontro tra governo e sindacati. Per la Cgil le colonne d'Ercole invalicabili sono i 40 anni di contributi versati. Susanna Camusso è netta: «Il governo deve sapere che 40 è un numero magico e intoccabile e mi pare che questo sia esaustivo della discussione». Sulla stessa linea anche Cisl e Uil. Da Bruxelles risponde ai sindacati il presidente del Consiglio Mario Monti: «Penso di agire rapidamente, siamo in una situazione straordinariamente delicata». Sostenuto in questo dalla Confindustria della Marcegaglia.
L'irritazione di Susanna Camusso nasce anzitutto dalle voci che si rincorrono e drogano il dibattito. Per questo la Cgil chiede al governo di convocare subito le parti sociali per discutere di pensioni e previdenza. Ad ogni buon modo, precisa il segretario confederale della Cgil, Vera Lamonica, il principale sindacato italiano ritiene «inaccettabili» le ipotesi sin qui circolate. Perché la questione della previdenza «sarebbe ancora una volta basata sulla volontà di fare esclusivamente cassa con le pensioni e sarebbe anche la dimostrazione che il tema giovani viene usato strumentalmente e non per dare risposte effettive». La Cgil conferma dunque la sua netta opposizione a cancellare il tetto dei 40 anni, peraltro già 41 con la finestra mobile, e a ulteriori anticipazioni dell'innalzamento dell'età per le donne del settore privato.
Chiede un confronto preventivo e su linee di equità anche la Cisl. Il segretario Raffaele Bonanni è contrario all'ipotesi di innalzare l'età pensionabile: «Non vogliamo un blitz ma una discussione trasparente». Per la Fnp-Cisl «l'amplificazione mediatica di voci e indiscrezioni di corridoio sta determinando un danno evidente a carico del sistema pensionistico. Bisogna perciò passare al merito, tenendo la barra del confronto ferma su alcuni punti fondamentali». Che sono, per Maurizio Petriccioli segretario della categoria Cisl, l'equità, l'azione sulla spesa improduttiva e sui costi della politica e la distribuzione dei sacrifici «verso i grandi patrimoni mobiliari e immobiliari e la ricchezza finanziaria».
Critico il segretario generale della Uil, Luigi Angeletti, secondo il quale è necessaria una convocazione da parte del governo. Angeletti mette anche alcuni paletti: «Il sistema previdenziale italiano ha vantaggi variegati, certo non per pensionati e lavoratori. Esiste un problema di giustizia: bisogna ricevere in proporzione a quello che si è pagato. Tanti contributi hai versato, tanto ricevi». Angeletti è contrario all'ipotesi di aumentare da 40 a 41-42 anni i contributi e questo perchè «si lavora oltre i 40 anni di contributi ma è gratis, si tratta di un obolo dei privati ad una cassa pubblica. Non vedo perchè pagare contributi senza un vantaggio in termini pensionistici».
Confindustria invece è favorevole a un intervento drastico con la richiesta di innalzamento dell'età pensionabile. Emma Marcegaglia critica i sindacati confederali: «Ormai di intoccabile non c'è più niente. Certamente credo che vadano toccate le pensioni: 40 anni non è un numero invalicabile. Questo non è il momento di porre veti, qui bisogna salvare il Paese. Bisogna che paghino tutti, non devono essere solo i pensionati a pagare». Si tratterebbe, per la Confindustria «di lavorare un po' di più come succede nei paesi europei».