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Data: 01/12/2011
Testata giornalistica: Il Messaggero
Iva, nel mirino degli aumenti le aliquote del 4 e del 10%

Costo del lavoro: si studiano sgravi su Irap, Irpef e contributi

Sul fronte fiscale, le due principali armi a disposizione dell'esecutivo sono l'imposta sul valore aggiunto e la tassazione degli immobili. Sull'Iva il primo intervento preso in considerazione è un ulteriore incremento dell'aliquota ordinaria, già ritoccata dal governo Berlusconi, dal 21 al 23 per cento. Ma nelle ultime ore sta guadagnando consensi l'ipotesi di una mossa di almeno un punto sulle due aliquote agevolate del 4 e del 10 per cento. Il tema è particolarmente delicato soprattutto per quanto riguarda la prima, che si applica ai generi alimentari di prima necessità come pane e pasta e all'acquisto della prima casa. In realtà il livello del 4 per cento è una particolarità del nostro Paese, un'eccezione rispetto all'aliquota minima del 5 per cento decisa a livello europeo: già negli anni Novanta si parlò di un adeguamento, ma poi l'allora governo di centro-sinistra preferì contrattare con la Commissione e mantenere il regime più favorevole. Anche un aumento dell'aliquota del 10 avrebbe effetto su prodotti di largo consumo e di nuovo nel settore dell'edilizia colpendo le ristrutturazioni. Naturalmente la decisione dipenderà anche dalla valutazione finale sulle esigenze di cassa.
Sul fronte degli immobili, gli introiti sono assicurati oltre che dalla reintroduzione dell'Ici sull'abitazione principale anche dalla rivalutazione delle rendite catastali, probabilmente nella misura del 15 per cento - in attesa di una revisione complessiva - che si ripercuoterà su vari tributi compresa la stessa Ici (o super-Imu). Quanto alla patrimoniale, l'intenzione dell'esecutivo è introdurla, nonostante la contrarietà di buona parte del Pdl: ma la bassa aliquota e la soglia di esenzione intorno al milione di euro ne limiterebbero il gettito.
Fin qui le entrate; c'è poi il capitolo crescita, che ieri è stato oggetto di un incontro al ministero dello Sviluppo Economico, con Corrado Passera, i presidenti di Confindustria e Abi Marcegaglia e Mussari e i leader delle altre organizzazioni imprenditoriali. Una spinta allo sviluppo, misurabile però solo nel medio periodo, dovrebbe venire dalle liberalizzazioni che toccheranno in primo luogo le professioni e i servizi pubblici locali. E anche il piano infrastrutture ha comunque bisogno di un minimo tempo per andare a regime. Più immediato sarebbe l'effetto della riduzione del peso del prelievo sul lavoro. Come già accadde al governo Prodi l'esecutivo ha l'esigenza di distribuire il beneficio tra imprese e lavoratori: per le prime l'alleggerimento sarebbe garantito dall'eliminazione dall'Irap della componente costo del lavoro.
Più difficile, anche per la limitatezza delle risorse disponibili, definire lo sgravio per i dipendenti: potrebbe passare per l'Irpef, con un intervento sulla prima aliquota o sulla specifica detrazione per lavoro. In alternativa, come già suggerito dalla Banca d'Italia, potrebbero essere ridotte, ossia in parte fiscalizzate, le aliquote contributive di natura non previdenziale.
Infine con la manovra il governo dovrebbe sciogliere il nodo dei 4 miliardi che già nel 2012 dovrebbero venire, secondo quanto previsto dalla manovra di questa estate, dalla riforma di fisco e assistenza o in alternativa dal taglio lineare dalle agevolazioni fiscali, o ancora dall'incremento di Iva e accise.

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