Carlo Tosti, da maggio amministratore delegato dell'Atac, ha ereditato un'azienda sull'orlo del fallimento. Alla fine del 2010 i conti presentavano un deficit intorno ai 330 milioni di euro, di cui circa 130 derivati da perdite d'esercizio, tale da intaccare le riserve. L'indebitamento verso il sistema bancario viaggiava intorno ai 345 milioni di euro. Con una previsione di budget che fissava le perdite a quota 131 milioni, e il margine operativo lordo (Mol) sceso in picchiata.
Un sistema finanziario fragile, sul quale hanno inciso negativamente le assunzioni facili emerse nello scandalo di Parentopoli, peraltro tutte mirate verso compiti d'ufficio. Insomma, più costi per i personale ma nessun vantaggio per il servizio. D'altronde, i tagli imposti dalla legge di stabilità ricadranno sull'azienda per circa 60-70 milioni, a cui si aggiungono le forti incertezze sul recupero dei circa 200 milioni di crediti vantati nei confronti della Regione.
A peggiorare le cose ci si mette un parco macchine sempre più vecchio (8,5 anni in media per bus e tram). Un mezzo fuori uso ogni cinque. E, poi, una media del 6,4 per cento (nel periodo compreso tra il 15 settembre e il 15 ottobre) a causa di traffico, manifestazioni e guasti meccanici. E l'aumento del costo del biglietto, viste le condizioni del servizio offerto ai cittadini, diventa così più difficile da digerire.
Il piano industriale prevede una stretta sui costi (con il taglio degli sprechi) e sul personale: con il blocco del turnover il numero complessivo dei dipendenti scenderà dai 12.319 di oggi a 11.232 nel 2015. In totale, a partire dal 2015 si prevede un miglioramento annuo aziendale di 260 milioni, di cui 163 derivanti dal miglioramento dei costi e 97 dal miglioramento dei ricavi. L'Atac prevede poi di attivare 462 milioni di euro di investimenti fino al 2015, di cui 100 milioni da autofinanziamento. In programma l'acquisto di nuovi bus, il restyling di 11 stazioni metro, l'incremento della flotta elettrica, l'espansione delle pensiline, l'abbattimento delle barriere architettoniche. L'obiettivo è il pareggio di bilancio, legato però anche al regolare flusso di fondi provenienti dagli enti locali.