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Data: 02/12/2011
Testata giornalistica: Il Messaggero
Sale subito a 63 anni l'età della vecchiaia per le donne

ROMA Circa 20 miliardi di euro sul 2012, comprensivi dei 4 necessari ad evitare che il prossimo anno scatti il taglio automatico dele agevolazioni fiscali; a cui però si potrebbe aggiungere il finanziamento delle misure per la crescita, a partire dalla riduzione del cuneo fiscale, per un importo di circa 5 miliardi. È la fisionomia in cifre della manovra da approvare lunedì prossimo. Uno sforzo finanziario ingente, anche perché si aggiunge a quelli già messi in campo dal precedente esecutivo.
In realtà sui numeri c'è ancora qualche piccolo margine di incertezza. La correzione netta richiesta da Bruxelles è di 11 miliardi, che potrebbero però essere arrotondati a 15 per tenere conto di ulteriori fattori quali la maggior spesa per interessi. Aggiungendo le risorse per lo sviluppo e quelle richieste dalla delega fiscale si arriverebbe intorno a 24-25.
Degli interventi farà certamente parte il pacchetto pensioni confermato da Elsa Fornero, con l'introduzione dal prossimo anno del sistema di calcolo contributivo pro rata e l'accelerazione del percorso di parificazione dell'età di vecchiaia tra uomini e donne, nel settore privato. Un percorso che il prossimo anno prevederebbe un primo impegnativo gradino di due anni: il requisito per l'uscita passerebbe da 60 a 62 anni, cioè almeno 63 effettivi considerando i 12-18 mesi da attendere prima della decorrenza effettiva (la cosiddetta finestra mobile).
Nel complesso, dal capitolo previdenza dovrebbero arrivare circa 5 miliardi. Altri 6 il governo conta di ricavarli dal pacchetto casa (reintroduzione dell'Ici sull'abitazione principali e inasprimento del prelievo sugli altri immobili, anche per effetto della rivalutazione delle rendite catastali). Il ritocco dell'imposta sul valore aggiunto garantirebbe invece circa 3 miliardi se applicato sulle sole aliquote agevolate, di più se toccasse di nuovo l'aliquota ordinaria che già il precedente esecutivo aveva portato dal 20 al 21.
Del menu faranno poi fare parte anche ulteriori tagli di spesa (dalla revisione del Patto per la Salute con le Regioni potrebbero venire un paio di miliardi) mentre il ministero dell'Economia intende essere prudente nella stima dei proventi della lotta all'evasione fiscale, anche se sulla carta le misure allo studio sono di grande impatto nel medio periodo.
In questo capitolo c'è innanzitutto l'abbassamento della soglia al di sopra della quale scatta il divieto di contante: dagli attuali 2.500 euro scenderebbe a 500. Importo decisamente basso visto che si tratta di un divieto di carattere generale, collegato alla normativa anti-riciclaggio. Ma è stato preso in considerazione un obiettivo ancora più ambizioso, con la soglia ridotta fino a 100 euro. Lo stesso importo che si era posto come traguardo il governo Prodi relativamente però non al divieto generale, ma ad uno specifico applicato ai pagamenti fatti ai professionisti. Quella norma fu prima resa graduale, quindi cancellata dal centro-destra dopo la vittoria elettorale del 2008. Sempre in chiave di lotta all'evasione scatterà poi l'obbligo di inserire elementi patrimoniali in dichiarazione dei redditi.
Ma non ci sono solo le misure che portano entrate o risparmi di spesa. È intenzione del presidente del Consiglio inserire tra i provvedimenti anche novità in materia di concorrenza e apertura del mercato. Su questo capitolo l'approccio però sarà probabilmente graduale. In una prima fase potrebbero essere toccati settori come il commercio e in misura limitata le professioni. Tra le ipotesi in campo c'è quella di ulteriori liberalizzazioni dell'orario dei negozi, ed in particolare dei distributori di carburanti. In quest'ultimo settore c'è anche la volontà di rimuovere i vincoli all'apertura di nuove stazioni di servizio, in particolare quelle di grandi dimensioni. Potrebbe anche essere potenziato il ruolo delle parafarmacie, con la possibilità di vendere farmaci di fascia C. In generale si tratta di materie sulle quali hanno competenze anche gli enti locali, che in questi anni si sono spesso mossi in direzione contraria a quella del legislatore nazionale. Per questo un necessario corollario è il rafforzamento dei poteri dell'Autorità Antitrust.
Sulle professioni le novità potrebbero riguardare la cancellazione definitiva delle tariffe minime, nel solco di quanto già previsto dal precedente governo, mentre le regole sull'accesso sarebbero rinviate ad un successivo provvedimento; nel quale confluirebbero, per la complessità della materia, anche le norme relative ai servizi pubblici locali.

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