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Data: 03/12/2011
Testata giornalistica: Il Messaggero
Attacco alle pensioni - Anzianità con 42 anni di lavoro, da gennaio contributivo per tutti. Blocco dell'adeguamento all'inflazione 2012, salvi gli assegni sociali (I requisiti per la pensione - guarda)

ROMA Riforma di lungo periodo e risparmi immediati. Scure sui privilegi, equità per le fasce più deboli. Esigenze difficili da conciliare ma questi sono i binari che il governo intende seguire per affrontare, ancora una volta, il tema rovente della previdenza. Innalzamento da 60 a 63 anni subito, dell'età per le donne; via le finestre mobili di 12 mesi per l'uscita; contributivo pro rata per tutti; stretta sull'anzianità con una soglia minima di 42 (e non più 40) anni di contribuzione e contestuale abolizione delle finestre; aumento delle aliquote per i fondi autonomi; blocco (o riduzione) dell'adeguamento all'inflazione annuale per le pensioni già in essere, escluse quelle della fascia più bassa. Infine, molto probabile è la SuperInps ovvero l'unione di Inps e Inpdap. Sono queste le misure sulle quali è ancora aperto il lavoro di messa a punto del governo. Non tutte, quindi, entreranno nel decreto che il governo vuole varare lunedì.

L'età delle donne. Subito 63 anni per la pensione di vecchiaia delle donne e via le finestre d'uscita. La lenta equiparazione con i 65 anni degli uomini e poi con i 67 anni per tutti dunque si dovrebbe accelerare. Di quanto? È ancora presto per dirlo perché il meccanismo di progressione dell'età è per l'appunto in fase di definizione. Le alternative allo studio sarebbero due. La prima, prevede un incremento di un anno ogni due. In questo modo il traguardo della parità con gli uomini sarebbe raggiunto nel 2018. La seconda, ipotizza un percorso più veloce che ci farebbe arrivare, uomini e donne, a 66 anni nel 2016. A questi schemi vanno comunque aggiunti gli incrementi legati alle norme sull'aspettativa di vita: 3 mesi in più dal 2013 che diventeranno 7 tre anni dopo.

La barriera dei 40 anni. È la misura che ha suscitato le maggiori proteste dei sindacati. Parliamo del requisito dei 40 anni di contributi versati, soglia oltre la quale oggi è possibile andare in pensione indipendentemente dall'età. Si passerebbe adesso a 42 e ciò ridurrebbe automaticamente le uscite per anzianità visto che, dimostrano gli ultimi dati Inps, i due terzi dei lavoratori dipendenti che escono in anticipo hanno, per l'appunto, già raggiunto i 40 anni di contributi.
Contributivo per tutti. A rendere più facile da digerire la pillola sui 40 anni, arriverà l'estensione a tutti del sistema contributivo. Dal 1° gennaio anche i lavoratori anziani (che nel 1996 avevano già 18 anni di carriera alle spalle e che finora conservavano per intero il sistema retributivo) passeranno al contributivo. Pro rata, naturalmente, e cioè solo per i contributi versati dopo il 31 dicembre 2011. Una novità poco dolorosa che incide molto poco sul calcolo della pensione finale. Per tutti gli altri, il contributivo può rappresentare un miglioramento. Chi resterà a lavorare più a lungo, anche oltre i 40 anni, infatti, avrà almeno la soddisfazione di vedersi incrementare la pensione mentre fino ad oggi perdeva i contributi versati in più.
Addio finestre. Nelle intenzioni del governo scompare anche l'utilità del sistema delle finestre di uscita, per uomini e donne, unico in Europa e anche un po' confuso.
Il sistema delle quote. Con l'introduzione del contributivo per tutti si va, di fatto, verso un età flessibile di uscita a scelta dello stesso lavoratore. Almeno per chi ha il contributivo pieno (tutti coloro che hanno iniziato a lavorare dopo il 1995). Il ministro Fornero aveva pensato ad una forchetta 63-70 anni, probabilmente dovrà essere alzata con una soglia minima di 65 anni per non andare a cozzare con la riforma delle pensioni di vecchiaia. Per il periodo transitorio si era pensato di accelerare il superamento delle pensioni di anzianità anticipando quota 97 (62 di età + 35 di contributi) al 2012 e poi salendo rapidamente a quota 100. L'intenzione del governo in verità sarebbe di abolirlo: niente più quote, unica discriminante per la pensione d'anzianità diventano i contributi versati che salgono da 40 a 42 anni come soglia minima per l'uscita.

Blocco dell'inflazione. Sembra molto concreto il congelamento delle pensioni rispetto all'inflazione per il 2012 (ipotizzando un tasso annuo del 3% è una misura che dovrebbe valere circa 5-6 miliardi). È l'unica misura, insieme all'aumento delle aliquote contributive per gli autonomi, che dà risparmi immediati. Il blocco potrebbe essere escluso solo per gli assegni bassi (la pensione sociale di 460 euro o un suo multiplo). Sugli autonomi che oggi pagano il 20% contro il 33% dei dipendenti si profila un aumento di 1 o 2 punti percentuali per un valore stimato di 1,2 miliardi complessivamente.

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