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Pescara, 10/04/2026
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Data: 03/12/2011
Testata giornalistica: Il Centro
Pensioni, addio alla finestra mobile. In questo modo di fatto serviranno 42 anni di versamenti per l'assegno di anzianità. Il passaggio da gennaio al contributivo pro rata costerà il 3% ai lavoratori assunti prima del 1978

ROMA. Potrebbe essere l'addio alla "finestra mobile" la mossa per ritoccare l'anzianità. Introdotto dal governo Berlusconi nel 2010, questo meccanismo prevede che chi matura i 40 anni di contributi lavori per altri 12 mesi (18 nel caso degli autonomi) prima di andare in pensione. Di fatto, la "quota 40" era quindi già stata superata, tanto che nelle ultime ore si è fatta largo l'ipotesi di "quota 42": significa che per andare in pensione, indipendentemente dall'età anagrafica, serviranno almeno 42 anni di contributi (potrebbero restare esclusi dall'aumento gli operai). Se ne discuterà ancora, anche perché le proteste di sindacati e partiti potrebbero rendere difficilmente attuabile questa misura. Di certo il pacchetto pensioni di lunedì conterrà numerose novità, dal contributivo per tutti al blocco del recupero dell'inflazione.
Pensioni di anzianità. L'ipotesi era già nell'aria, ma le proteste sembravano aver rallentato i piani di riforma della pensione di anzianità. Ieri sono invece tornati prepotentemente alla ribalta: cancellare le finestre mobili potrebbe portare ad un innalzamento automatico dell'età contributiva minima per poter andare in pensione a prescindere dall'età anagrafica. Ma anche la combinazione tra età anagrafica e contributiva oggi fissata a quota 96 per i dipendenti con almeno 60 anni di età potrebbe subire un aumento graduale per arrivare a quota 100 nel 2015.
Contributivo per tutti. Se sull'anzianità di discute ancora, il passaggio al contributivo pro rata per tutti è ormai certo. In pratica questo metodo - che vale già in toto per chi è stato assunto dopo il 1996 e in parte per chi ha iniziato a lavorare tra il 1978 e il 1996, sarà esteso a tutti. Visto che il contributivo verrà applicato «pro rata» (cioè per i versamenti futuri), riguarderà una minoranza dei lavoratori anziani, assunti prima del 1978. I risparmi attesi sono modesti e i lavoratori colpiti dal decreto dovrebbero rimetterci poco, non più del 2-3%.
Niente perequazione. Ben più pesante - in termini di ricaduta economica - il blocco del recupero dell'inflazione. Nel 2012 gli assegni avrebbero dovuto essere rivalutati del 3%. Tenerli fermi garantirebbe un minor esborso di circa 5-6 miliardi, compresi i 600 milioni che derivano dal blocco della perequazioni - questo già deciso - per le pensioni più alte.
Aliquote riallineate. Si va verso un'armonizzazione delle aliquote contributive che oggi vanno dall'8,6% dei parlamentari al 33% dei lavoratori dipendenti. In mezzo ci sono i lavoratori autonomi che oggi pagano il 20-21%. Si ragiona proprio su quest'ultima categoria - che comprende commercianti e artigiani - con l'aliquota che potrebbe essere alzata di due punti portando 1,2 miliardi aggiuntivi nelle casse dell'Inps.
Donne e vecchiaia. Altra misura anticipata direttamente dal ministro al Welfare Elsa Fornero, è l'anticipo dell'aumento dell'età di vecchiaia delle donne nel settore privato. Attualmente il percorso per arrivare da 60 a 65 anni è fissato tra il 2014 e il 2026, ma il governo punterebbe a partire subito per arrivare ai 65 anni già nel 2016 o al massimo nel 2018.

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