Il sindacato contrario anche al blocco della perequazione
ROMA. «Invece di mettere mano alle pensioni in questo modo drastico si potrebbe cominciare dalla patrimoniale. La Cgil difenderà la soglia dei 40 anni di contributi che, in realtà, sono già superati per effetto della finestra mobile decisa dal governo Berlusconi». Vera Lamonica, segretaria confederale della Cgil con delega alle politiche dell'assistenza e della previdenza, spiega che per il più grande sindacato italiano i 40 anni sono un «numero magico», Colonne d'Ercole da non oltrepassare.
Eppure le pensioni sono considerate una delle priorità strutturali.
«L'età pensionabile oltre i 40 anni di lavoro significa creare situazioni di grande ingiustizia. Parliamo di persone che spesso hanno cominciato a 15 anni, con lavori duri e usuranti. Stiamo parlando della vita di uomini e donne non di numeri».
La presidente di Confindustria, Marcegaglia, dice che non deve esistere il tabù dei 40 anni e bisogna lavorare di più.
«Proprio la Confindustria dovrebbe spiegare perché, e non da oggi, mentre dice di voler tenere la gente al lavoro più a lungo contemporaneamente, sfruttando la crisi, sta espellendo i lavoratori dalle aziende. Cosa fanno per ricollocare queste persone? Le imprese non hanno nessuna forma di responsabilità?».
Quali sono allora le vostre priorità sulla previdenza? D'accordo al passaggio al contributivo per tutti?
«Prima regola, i lavori non sono tutti uguali mentre su questo si fa troppa semplicazione. Sul contributivo si può ragionare. Dipende da cosa significa, ad esempio, la cosiddetta flessibilità in uscita, sugli incentivi e i disincentivi. Bisogna invece cominciare a rimettere in ordine il sistema, semplificando e mettendo mano ad alcuni privilegi».
Per esempio?
«I lavoratori dipendenti pagano il 33% mentre artigiani e commercianti il 20%».
E i precari?
«Precari, parasubordinati che già pagano il 27% se non si creano meccanismi di riordino di fatto pagano per gli autonomi, per tutti. Su questo riordino ci sono invece troppe cautele».
Cosa dite sulla cosiddetta perequazione?
«Siamo nettamente contrari a bloccare l'adeguamento annuale delle pensioni all'inflazione. Perché si devono colpire i pensionati? Ci dicano invece cosa faranno per la crescita».
Cosa vi aspettate dal governo sul fronte pensioni?
«Armonizzazione delle regole ed equità. Sulle pensioni si è già tagliato molto, mentre il nostro sistema è sostenibile. E non è vero che andiamo in pensione prima degli altri».