ATAF, Palazzo Vecchio rompe gli indugi. Dopo mesi di polemiche e riunioni lunghe come telenovelas ma senza mai un esito, la giunta Renzi approva il primo atto formale per procedere ora - prima della gara regionale per il trasporto pubblico prevista nel 2012 - con la privatizzazione dell'azienda del trasporto pubblico e delle quote di Ataf nella società di gestione della tramvia. Il tempo è denaro, dice Palazzo Vecchio: «Abbiamo proposto ai sindacati di accettare i tagli per risanare l'azienda ma ci hanno detto di no: allora meglio vendere subito che continuare a mantenere una società che perde oltre 500 mila euro di soldi pubblici al mese», è la linea della giunta. Ora tocca al consiglio comunale la ratifica. Ma il putiferio è già servito. La privatizzazione non è una sorpresa, perché se ne discute da tempoe per ben5 volte dall'inizio dell'anno i sindacati hanno proclamato sciopero contro la vendita della società pubblica dei bus. Ma la scelta di Firenzela delibera approvata mercoledì scorso, che avvia il processo di vendita di un ramo dell'azienda Ataf, la newco "Gestioni srl" in cui confluirebbero il servizio di trasporto, i mezzi, i dipendenti e tutte le partecipazioni detenute da Ataf in altre società, da Linea a Gest (la società della tramvia) - assume comunque il sapore di una sfida. Di certo per i sindaci dei Comuni dell'area metropolitana, che detengono in tutto il 16% dell'azienda dei bus (Firenze ha l'84%) e protestano perché, senza aver mai deliberato la cessione nell'assemblea di Ataf, si ritrovano ora con una decisione di fatto già presa dal socio di maggioranza assoluta, che non possono bloccare. «Una beffa» per i sindaci dell'hinterland, reduci da mesi di incontri, tavoli tecnici e riunioni politiche: «Sono stupefatto- si arrabbia il sindaco di Sesto Fiorentino Gianni Gianassi - aspettavo la convocazione di un direttivo dei socio di un'assemblea di Ataf. E invece Palazzo Vecchio ha già deciso: il metodo Renzi è questo, fa tutto da solo, non rispetta il confronto. Per ora noi non faremo nessun atto. Per Ataf invece, dopo l'atto di Firenze, il barometro indica maltempo». «Correttezza istituzionale avrebbe voluto un'altra convocazione dei sindaci soci prima di votare l'atto», aggiunge il sindaco di Scandicci Simone Gheri. «Scelta sbagliata che penalizzerà i fiorentini», saltano su dal Consiglio comunale Grassi e De Zordo. Sul piede di guerra i sindacati, che per lunedì 5 annunciano il sesto sciopero del 2011 contro la «svendita» di Ataf e tuonano: «A nessuna condizione accetteremo la privatizzazione dell'azienda se verrà fatta prima della gara regionale», protesta Massimo Milli della Rsu. Cosa succede ora? L'atto approvato dalla giunta Renzi prevede la divisione di Ataf in due rami: da una parte la newco Gestioni, che include la tramvia e finirà in vendita (potrebbe esercitare la prelazione d'acquisto il colosso francese Ratp che già è in Gest col 51%), dall'altra gli immobili che rimarrebbero pubblici. Intanto ieri si sono dimessi il presidente Ettore Calogero e tutto il Cda di Sas, la società dei servizi alla strada, destinata ad essere inglobata in altre spa e a cambiare mission.