Iscriviti OnLine
 

Pescara, 10/04/2026
Visitatore n. 752.995



Data: 03/12/2011
Testata giornalistica: Il Messaggero
Landini alla Sevel «No a Pomigliano» Attacca Marchionne ma anche Fim e Uilm

LANCIANO - «Perché sono convinto che la Fiat non riconoscerà la specificità della Sevel, che pure è la sua fabbrica più grande d'Europa e con la produzione in attivo? Semplice: perché Marchionne non punta a un nuovo contratto per il settore auto, vuole solamente trasferire in tutti gli stabilimenti il modello Pomigliano, con maggiori carichi di lavoro e minori diritti, fuori il sindacato che non piega la testa e via libera a regole antidemocratiche».
Così Maurizio Landini, segretario nazionale della Fiom, ieri a Lanciano per un'assemblea di delegati Sevel del suo sindacato, fotografa la situazione alla luce della disdetta da parte della Fiat dei contratti aziendali e dell'avvio delle trattative per il nuovo contratto unico. Aggiunge Landini: «Non sono cose che mi invento io: basta leggere le carte e certi documenti che la stessa Fiat ha messo in circolazione». E che la divergenza tra Fiat e Fiom sia sempre più marcata è dimostrato anche dal particolare, non da poco, che martedì scorso, a Torino, al primo incontro per il nuovo contratto, la Fiom con in testa Landini è rimasta fuori perché non era stata ammessa per intera la propria delegazione.
Ne ha un po' per tutti Landini. Per Marchionne che «dovrebbe spiegare che fine ha fatto la cosiddetta Fabbrica Italia, qual è il suo piano industriale, quali sono gli investimenti, perché la Fiat continua a perdere mercato». Per il governo Berlusconi che «non ha mediato né coordinato, ma ha fatto il tifo, come un autentico ultrà, per la Fiat». Per Fim e Uilm che «non si capisce come si definiscano confederali e poi fanno contratti separati». «La realtà - sottolinea Landini - è che qui c'è un attacco inammissibile alla libertà sindacale perché questo significa che in fabbrica non ci può essere rappresentanza sindacale per le organizzazioni che non hanno firmato il contratto. Se si permette alla Fiat di azzerare i diritti che i lavoratori hanno conquistato in tanti anni di sacrifici e lotte, anche gli altri gruppo imprenditoriali saranno spinti a seguire la stessa strada e di questo passo dove si andrà finire? Adesso ci aspettiamo qualche segnale positivo dal nuovo governo Monti».
Tornando alla Sevel, l'assemblea della Fiom ha confermato la ferma opposizione contro l'arrivo in Val di Sangro del modello Pomigliano. «La fabbrica del Ducato - ripete il segretario provinciale Marco Di Rocco - ha una sua specificità nel campo degli autofurgoni commerciali ed è un'azienda, unica in Italia del Gruppo, con una produzione in attivo: niente a che vedere con Pomigliano». Tra le nuove regole ritenute più negative, un po' tutti in assemblea citano la riduzione di 10 minuti delle pause di lavoro, le 120 ore obbligatorie di straordinario su richiesta aziendale, la rappresentanza sindacale solo per le organizzazioni che firmano l'accordo.

www.filtabruzzo.it ~ cgil@filtabruzzo.it