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Pescara, 10/04/2026
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Data: 03/12/2011
Testata giornalistica: Il Messaggero
Verso la manovra economica - Sindacati sul piede di guerra: al tavolo vogliamo trattare. Camusso: nessuna traccia di giustizia. Bonanni: non staremo fermi

ROMA L'appuntamento è fissato per domani mattina alle 9,30 a palazzo Chigi. Governo da una parte, i rappresentanti di oltre trenta sigle, tra sindacali e datoriali (il numero è incontrollato e incontrollabile), dall'altra: tutti al tavolo per conoscere da Mario Monti le misure per uscire dalla crisi. E qui nasce il primo problema, la pregiudiziale, che potrebbe portare ad uno scontro più o meno duro, più o meno vicino: il premier non sembra intenzionato ad aprire una trattativa; i sindacati non sono disposti ad accettare il pacchetto senza prima averlo aperto e visionato. Insomma, pretendono di poter avviare una discussione, anche breve, su pensioni, Ici, patrimoniale, mercato del lavoro. Difficile che Camusso, Bonanni, Angeletti, Centrella e i leader delle altre sigle sindacali possano riuscire a far scattare un negoziato. Mission impossible: il premier lo ha fatto capire (e comunicare) anche attraverso colloqui tra qualche suo ministro e qualche segretario di confederazione. E poi non ci sarebbe il tempo per aprire un confronto a tutto campo, visto che lunedì mattina, cioè a ventiquattro ore di distanza, l'esecutivo varerà il pacchetto di provvedimenti.
E Confindustria? Gli imprenditori, piccoli e grandi, hanno già spiegato che gli interventi, per esempio quello che innalzerebbe l'età pensionabile, saranno accolti positivamente, pur con qualche distinguo. Giorni fa Emma Marcegaglia è stata chiarissima: «E' venuto davvero il tempo di cambiare». Ieri il suo vice, Alberto Bombassei, se l'è cavata con una battuta: «Ho settant'anni, guido la macchina molto bene, mi sentirei di guidare anche un treno».
Ovviamente, il sindacato non è d'accordo. Il fronte è caldo soprattutto per le possibili manovre sulla previdenza. Il tetto dei 40 anni viene considerato come la linea del Piave: non può e non deve essere superata. Il leader della Uil, Luigi Angeletti, non vuole neppure aprire una discussione sul tema. Duro il giudizio del segretario generale della Cgil, Susanna Camusso: «Nella manovra non c'è traccia di equità e delle questioni "paghi chi non ha mai pagato" e "paghi di più chi finora ha pagato poco". L'agnello sacrificale è l'anzianità e la soglia dei 40 anni». Il numero uno dell'Ugl, Giovanni Centrella, ha avvertito: «All'incontro non faremo i notai». Raffaele Bonanni ha rilanciato con forza la necessità di una trattativa: «Non siamo disposti a una semplice consultazione. Sappiamo di dover andare incontro a soluzioni rigorose, ma il presidente del Consiglio ha promesso al Senato e alle parti sociali che ogni decisione sarà sorretta dall'equità ed è ciò che vogliamo». Qualcuno, all'interno del sindacato, ricorda che anche con i precedenti governi il meccanismo della concertazione non sia stato troppo onorato, in compenso era molto praticata l'attività degli sherpa che preparavano i tavoli e i possibli accordi tra governo e parti sociali. In questa circostanza la concertazione non è stata neppure evocata.
Il nervosismo che circola tra le confederazioni è palpabile: la minoranza della Cgil ha già fatto sapere che chiederà lo sciopero generale nel caso in cui dove essere confermato l'intervento sulle pensioni di anzianità e il blocco delle rivalutazioni. Bonanni per ora è contrario: «Non ci prestiamo a queste sceneggiate. Altri magari guardano al guadagno dello sciopero, ma il nostro guadagno è fare una manovra giusta, socialmente gestibile, non è stare in piazza. Ma se non c'è equità ci faremo sentire». Anche Angeletti è contrario a una protesta estrema. Camusso prima vuole scoprire tutte le carte, poi deciderà tenendo conto anche del crescente mal di pancia all'interno della confederazione. Alla fine, ovviamente, a decidere sarà il risultato di domani a palazzo Chigi. Secondo l'ex ministro del Welfare, Maurizio Sacconi in tema di previdenza bisognerebbe non premere sull'acceleratore: «E' necessario evitare innalzamenti dell'età minima obbligatoria magari coniugati con un anticipo del calcolo contributivo perché l'effetto per molte donne sarebbe quello di un'attesa nella disoccupazione di una pensione inferiore a quella programmata».

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