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Pescara, 10/04/2026
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03/12/2011
Il Centro
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I comitati: tasse, nessun grazie a Chiodi. L'Aquila, indignazione tra i cittadini per la richiesta del commissario alla ricostruzione |
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Centofanti: «Non siamo sudditi né pezzenti servono parole come impegno, solidarietà e responsabilità» L'AQUILA. «Grazie, perché?». C'è chi dice no. Questa è la storia di tasse scontate, ringraziamenti chiesti dal commissario e del «no» dei cittadini che ribadiscono: diritti, non favori. Eppure l'ennesima esternazione del commissario del governo per la ricostruzione Chiodi non è passata inosservata. E ha scatenato il dibattito sul web dopo il commento di Giustino Parisse sul blog «Terremoto» nel sito del Centro. Chiodi, in mezzo alle quotidiane accuse scagliate sull'amministrazione di centrosinistra del capoluogo abruzzese ha trovato il tempo per spaccare di nuovo la città. «I finanziamenti all'Aquila sono stati di una quantità enorme, che mai si era verificata prima in Italia». «È come se lo Stato avesse staccato un assegno a imprese, cittadini e professionisti». «Mai la sospensione è stata di tale portata». «Nessuno, a partire dal sindaco, ci ha detto grazie. Eppure mi sarei aspettato almeno un ringraziamento per il grande lavoro che struttura commissariale e Regione hanno fatto». «Abbiamo fatto un'operazione straordinaria, messa in atto grazie all'intercessione di Letta e del governo Berlusconi». «Risultato epocale mai raggiunto nella storia dei disastri naturali che all'Aquila, causa sterili e inutili polemiche, è stato sottovalutato». C'È CHI DICE NO. I «no grazie» sono tanti. Antonietta Centofanti (Comitato familiari vittime casa dello studente) prova «indignazione». «La prima cosa da dire di fronte a frasi del genere è che nessuno debba ringraziare in una situazione come questa. Non siamo sudditi né pezzenti. Siamo persone colpite da un evento catastrofico che ha tolto case, affetti, lavoro. Bisognerebbe semmai parlare di solidarietà, impegno, responsabilità. E mai userei la parola ringraziamento. La trovo offensiva e impropria. Chiodi deve prima di tutto rispondere sulla questione scuole da riparare e dei fondi che hanno preso un'altra strada». Per Stefano Frezza (Epicentro solidale) «pretendere ringraziamenti per qualcosa che si è ottenuto in tanti, con mobilitazioni cittadine molto partecipate, è francamente incomprensibile. Tutti dobbiamo esserne contenti ma addirittura ringraziare è troppo. I cittadini, sulle tasse, hanno chiesto l'equiparazione ad altri territori già colpiti. E basta. Chiodi dovrebbe essere il primo a gioirne, e ringraziare, sì, ma tutti i cittadini che hanno lottato. Pretendere lui i grazie mi sembra fuori luogo». «VIA TUTTI». Per Eugenio Carlomagno (direttore dell'Accademia di Belle arti) «tra i botta e risposta del sindaco e degli altri attori della ricostruzione il quadro è confuso e i cittadini sono disorientati. La verità è che tutti, da tre anni, stanno facendo campagna elettorale. Sulle tasse Letta ci aveva fatto capire da molto tempo che si sarebbe risolto tutto. Ma è grave che da tre anni stiamo aspettando il piano di ricostruzione. Il problema non è ringraziare. È un atto dovuto trattarci come altre popolazioni. Ma il Comune non si è impegnato per niente, si sono mossi principalmente i cittadini. Per noi solo danni e la città sta morendo». «NIENTE GRAZIE». Il medico Vincenzo Vittorini (già presidente della Fondazione 6 aprile per la Vita) ammonisce: «Chi sceglie di fare l'amministratore e di dedicarsi alla cosa pubblica lo deve fare a prescindere dai ringraziamenti. Non c'è bisogno di ringraziare ogni volta chi, a priori, decide di dedicarsi al bene comune. Sono completamente d'accordo con Parisse che sottolinea questo aspetto. Bisogna fare per gli altri e basta. Il grazie è pleonastico. Nessuno ci obbliga a fare le cose nei lavori che ciascuno svolge giornalmente. Il grazie non va chiesto, dunque. È insito nelle cose che ognuno sceglie di fare». «SCONCERTATO». «Imbarazzato e sconcertato» si dice Massimiliano Mari Fiamma (Apindustria). «Città ingrata? È assurdo che un politico eletto in tutta la regione chieda un ringraziamento per aver fatto il proprio dovere e, secondo molti, neppure troppo bene e fino in fondo». Per Antonio Di Giandomenico (che si definisce cittadino senza città): «Chiodi arriva secondo. Ci ha già chiamati ingrati l'arcivescovo Molinari confondendo anche lui regalie e diritti. Grazie? Ma de che?». SUL WEB. Fioccano i commenti sul sito del Centro. Francesco scrive: «Il politico è diventato commerciante, non più impegnarsi per il bene della Polis ma per se stesso (chi fa politica oggi non è il migliore degli uomini, ma il più furbo) scusatemi». Bruno scrive: «Chiodi è pagato x fare il suo lavoro. è il presidente della Regione quindi non credo di ringraziare...quando si pagano le tasse nessuno ti ringrazia x aver pagato». Valerio Alleva: «Fino a quando il diritto sarà scambiato per favore non cambierà mai niente in questo Paese». GRAZIE SÌ. Ma nella foga di attaccare Cialente Chiodi ha mancato di citare la festa a sorpresa «Grazie per le tasse» che l'ha visto protagonista, all'Aquila, due settimane fa, invitato da simpatizzanti, militanti e affini del centrodestra. Quella notte questo fu il suo commento: «Bella cosa, è la prima volta che L'Aquila mi ringrazia in questo modo».
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