ROMA E' fiducioso, perplesso, preoccupato, arrabbiato? Raffaele Bonanni, scelga lei l'aggettivo a poche ore dall'inizio dell'incontro di palazzo Chigi.
«Sono molto deluso - risponde senza tentennamenti il leader della Cisl - perché è una settimana che circolano notizie vaghe e non si è trovato un momento per discutere nel merito degli argomenti. Il che significa una totale mancanza di volontà di confrontarsi per individuare soluzioni. Noi avevamo chiesto con chiarezza un Patto sociale al governo. Invece, mi pare davvero la scelta di chi vuole andare avanti senza dialogare. Mi sembra, oltre tutto, un atteggiamento offensivo nei confronti del sindacato ed è un elemento che svaluta notevolmente un governo tecnico. Perché se è tecnico è chiamato a valutare le cose sul piano tecnico e quindi a confrontarsi con chi può offrire un contributo su aspetti di merito. Ma forse c'è qualche suggeritore occulto, soprattutto sul versante delle pensioni. In definitiva, non mi sembra un comportamento adeguato alla delicatissima situazione che stiamo vivendo».
Insomma, non è buon inizio per Monti.
«Spero di essere smentito domani (oggi; n.d.r)».
Comunque difficile che ci possa essere un confronto.
«Non so. So però di sicuro che noi non daremo tregua. Da domani, fino al varo della manovra in Parlamento. Non abdicheremo al nostro ruolo. Spero che nessuno voglia scavalcare i soggetti sociali e interpretare equità e rigore secondo le proprie personali convinzioni».
La concertazione è finita?
«Certo. La concertazione in situazioni come quella che stiamo vivendo è stata, in passato, elemento di stabilizzazione per il Paese. Invece, così stando le cose, mi chiedo e chiedo: chi potrà fare la necessaria mediazione sociale e chi potrà dar forza alle misure che prenderà il governo? Dio solo lo sa. Voglio soltanto ricordare che in tante precedenti occasioni e con vari governi abbiamo potuto affrontare i temi in discussione. Il sindacato cioè non si è mai sottratto alle proprie responsabilità».
Che vuol dire non daremo tregua?
«Vogliamo convincere, cittadini, soggetti sociali e politici della bontà delle idee che abbiamo. La nostra iniziativa sarà incalzante per costruire consenso su posizioni alternative, qualora il governo si muovesse per chiedere sacrifici alle persone sbagliate, utilizzando il termine equità come polvere da gettare negli occhi».
Magari fino allo sciopero generale?
«Non ci condurranno a proteste sterili, come alcuni vorrebbero attuando le solite sceneggiate».
Ma pensate magari di scendere in piazza, di organizzare sit-in, assemblee?
«Vedremo, anche perché un po' di tempo a disposizione lo abbiamo ancora in quanto le misure che l'esecutivo prenderà, poi dovranno passare all'esame del Parlamento». Senta Bonanni, Camusso definisce non equa la manovra, per Angeletti sarà recessiva. Lei che dice?
«Se, come ipotizzano i giornali, dovesse essere bloccato l'assegno ai pensionati, dovesse essere alzata l'asticella per l'uscita dal lavoro, si dovessero far pagare ancora più tasse a chi ha la ritenuta alla fonte e poi si tassano le barche per gettare fumo negli occhi, be' non ci saremmo proprio. Basta con il far pagare i soliti noti.
Ma lei sulle pensioni accetterebbe di trattare?
«E' quello che abbiamo chiesto. Sappiamo che bisogna fare dei sacrifici. Il problema è che si deve distinguere tra realtà e realtà, tra lavoratori e lavoratori, tra settori e settori. E invece, questo non lo si vuol fare. Ripeto, è venuto il momento di delle responsabilità e inchiodare coloro che non vogliono mediare. Solo che ho l'impressione che a questo governo convenga di più che si faccia una protesta e che finisca lì».
Lei, per esempio, sul tetto dei 40 anni sarebbe disposto a discutere o lo ritiene la linea del Piave?
«Ci sono lavoratori e lavoratori. Un docente universitario può lavorare ben oltre i 40 anni, ma non può farlo certo una maestra d'asilo».
Si sa che la sua organizzazione è per la reintroduzione di una Ici progressiva e non è contraria a una patrimoniale. Sulle pensioni ha fatto balenare la presenza di un suggeritore occulto. A chi alludeva?
«Lo capiremo nelle prossime ore. Io un'idea me la sono fatta, ma la tengo per me».
Scusi se insistiamo, ma lei è d'accordo con Camusso sul fatto che la manovra, almeno quella che viene ipotizzata, non sia equa?
«Be' se la considera non equa, chieda insieme a me e Angeletti una vera trattativa alla fine della quale si riesca finalmente a fare una distinzione tra le varie realtà lavorative. Non aprire un negoziato su questo tema significa fare nel sociale il gioco di chi vuol tirare dritto e fare il proprio comodo e, allo stesso tempo, di chi non vuole prendersi responsabilità».