ROMA Complessivamente la voce pensioni dovrebbe contribuire alla manovra per 4 o 5 miliardi. E' una somma molto alta. Ma molto alta, è noto, è la spesa previdenziale italiana che nel 2010 ha assorbito la bellezza di 240 miliardi di euro. Questo vuol dire che su tre euro spesi dallo Stato uno euro viene automaticamente dirottato ai 17 milioni di pensionati italiani.
Il pacchetto di misure, tanto delicato quanto ruvido, verrà probabilmente affinato persino dentro l'ormai imminente consiglio dei ministri ma nelle sue grandi linee è ormai noto: forte riduzione della scala mobile; passaggio al metodo di calcolo contributivo per tutti; pensione anticipata o d'anzianità solo con 42 anni di contributi oppure con almeno 63 anni d'età; donne (dipendenti private) a riposo a 63 anni e non più a 60; eliminazione dei privilegi o aumenti dei contributi per alcune categorie con trattamenti particolari (manager, ferrovieri, elettrici); contributi più alti a carico degli autonomi; forse unificazione di Inps e Inpdap. Una rivoluzione. Ma vediamo nel dettaglio le diverse novità.
Scala mobile. E' quasi certo che la bozza di manovra che entrerà nel consiglio dei ministri conterrà la proposta di congelare ai livelli attuali la gran parte delle pensioni per l'anno prossimo e forse anche per il 2013. L'adeguamento dell'inflazione, la cosiddetta scala mobile, dovrebbe infatti scattare solo per i cinque milioni di pensionati che oggi ricevono la rendita minima di 467 euro. Un adeguamento parziale scatterà per le pensioni fino a 934 euro mensili (il doppio del minimo). Quanto ci rimetteranno i pensionati? L'adeguamento 2012 si aggirerà sul 3%. Per cui se le minime saliranno di 13 euro circa, la gran parte delle altre rendite resteranno al palo. Si calcola che questo provvedimento dovrebbe colpire in qualche mono oltre i due terzi dei pensionati.
Limiti all'anzianità. In futuro si potrà andare a riposo a anticipatamente aqualunque età con 42 anni di contributi oppure a 63 anni con 35 di contributi. Vediamo come. L'anzianità oggi scatta con 35 anni di contributi e 61 anni d'età (quota 96 che sale a 97 per l'anno di attesa aggiunto con la finanziaria dello scorso anno). Dal 2012 il canale d'uscita anticipata rispetto all'età di vecchiaia dovrebbe essere limitato a coloro che raggiungono i 35 anni di contributi a 63 anni d'età. Quindi sotto i 63 anni non si potrà più usufruire dell'anzianità. All'apparenza si tratta di innalzare la soglia a quota 98 ma in realtà il nuovo meccanismo sarà più rigido perché non si potrà più raggiungere quota 98 con, ad esempio, 36 anni di contributi e 62 d'età.
Per il pensionamento anticipato arriva un'altra novità. Oggi si può andare a riposo a qualunque età con 41 anni di contributi (ai 40 ufficiali va aggiunto un anno d'attesa) ma dal 2012 questa soglia salirà a 42 anni per gli uomini mentre per le donne resterà invariata.
Contributivo per tutti. L'altra grande novità che scatterà dal 2012 è l'estensione a tutti i lavoratori (ad eccezione di quelli delle 13 casse privatizzate) del sistema di calcolo contributivo. Dal primo gennaio anche i lavoratori anziani (che nel 1996 avevano già 18 anni di carriera alle spalle e che finora conservavano per intero il sistema retributivo) si vedranno calcolare i prossimi anni di lavoro sulla base dei contributi effettivamente versati. Questo è il cosiddetto sistema pro-rata. La novità è importante sotto il profilo etico perché parifica il trattamento previdenziale fra tutti i lavoratori, giovani e meno giovani. I «danni» per questi ultimi (vedi tabella) sono molto limitati. Nella maggioranza dei casi per chi lavorerà ancora due o tre anni la decurtazione difficilmente supererà i 50 euro mensili. Per tutti gli altri lavoratori il contributivo può persino rappresentare un miglioramento. Chi resterà a lavorare più a lungo, anche oltre i 40 anni, infatti, avrà almeno la soddisfazione di vedersi incrementare la pensione mentre fino ad oggi di fatto perdeva i contributi versati in più.
Più contributi per gli autonomi. È probabile che la manovra metta mano alla giungla dei contributi. Si comincerà dall'Inps dove i lavoratori dipendenti pagano il 33% (due terzi a carico dell'azienda) mentre artigiani e commercianti versano il 20-21%. Per loro l'aliquota salirà di uno o più punti.
Addio ai privilegi. Per rendere un po' più potabile la manovra si punta anche su alcune misure di equità che affiancheranno la stretta. Camera e Senato, su pressione del governo, hanno già deciso di intervenire pesantemente sui vitalizi dei parlamentari mentre l'esecutivo vuole convincere le casse dei professionisti ad adottare il contributivo. Nell'Inps è possibile che scatti anche un contributo di solidarietà a carico dei pensionati dei fondi speciali (manager, elettrici, telefonici, trasporti) che in passato hanno goduto di regimi più favorevoli. Possibile una limatura anche per le regole agevolate in vigore per le forze di polizia e per i militari.
Unificazione degli enti. C'è poi un ultimo capitolo che, a distanza di venti anni dalle prime ipotesi di lavoro, potrebbe finalmente chiudersi: l'unificazione dell'Inps e dell'Inpdap. Salterebbero un bel po' di poltrone e i risparmi, in questo caso, andrebbero contabilizzati soprattutto sotto la voce «tagli alla politica».