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Pescara, 10/04/2026
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04/12/2011
Il Centro
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Irpef, nel mirino ora i redditi più alti. Aumenterebbe l'aliquota per chi dichiara oltre i 75 mila euro, i ritocchi subito nel decreto |
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ROMA. Pressato da partiti e sindacati preoccupati per l'effetto recessivo di una manovra amarissima, Mario Monti potrebbe arrendersi a una parziale retromarcia sull'Irpef. La stangata fiscale infatti potrebbe colpire solo la fascia più alta dei contribuenti, i redditi oltre i 75 mila euro tassati oggi al 43%, con un incremento di 3 punti percentuali (al 46%) rispetto ai 2 punti di ritocco ipotizzati inizialmente sia per i redditi da 55 a 75 mila euro (con aliquota al 41%) che per quella superiore. A pagare, dunque, sarebbe appena il 2% di chi dichiara il proprio reddito, ovvero 788 mila persone, chiamate a versare di più in nome dell'equità sul modello del cosiddetto «contributo di solidarietà» introdotto l'estate scorsa dall'ex ministro Giulio Tremonti, che colpisce solo i dipendenti pubblici con redditi oltre i 90 mila euro lordi. Se confermato, mentre i tecnici sono ancora impegnati a cercare soluzioni alternative che non erodano ulteriormente il potere d'acquisto di un ceto medio con consumi orientati al "made in Italy", l'aumento dell'imposta non verrà rinviato alla delega fiscale, ma sarà inserito subito nel decreto manovra. L'eventuale ritocco dell'Irpef per entrambe le due più alte fasce di reddito, tuttavia, sarebbe accompagnato da meccanismi compensativi: il ministero del Tesoro sta studiando la possibilità di detrazioni per le famiglie, con l'ipotesi di mantenere invariato il gettito per chi ha due o più figli e un reddito tra 55 e 75 mila euro. I calcoli sono in corso: da questi potrebbe derivare la decisione di mantenere inalterata l'Iva. Il ritocco di 2 punti dell'aliquota ordinaria del 21%, che peserebbe su tutti i cittadini in modo indistinto potrebbe infatti essere assorbito dall'incremento dell'Irpef. Quale che sia la scelta, a essere colpiti saranno soprattutto i lavoratori dipendenti e i pensionati, sui quali grava l'82% della principale imposta, mentre l'incidenza sul lavoro autonomo si limita al 4,3%, con un peso del 5% sulle piccole imprese. A calcolare il contributo richiesto agli italiani è stata l'Associazione per legalità ed equità fiscale (Lef) (di cui fa parte tra gli altri anche l'ex direttore generale dell'Agenzia delle Entrate Massimo Romano), che ha rielaborato i dati relativi al periodo 2003-2009. In particolare, nella classe di reddito oggi tassata al 41%, si deve ai dipendenti il 51% del gettito e ai pensionati il 19%, per un totale del 70%, mentre oltre i 75 mila euro e fino a 200 mila il peso delle due categorie resta prevalente, ma scende al 60%. Secondo Lef, dunque, un aumento delle aliquote «finirebbe per aumentare l'iniquità del sistema». Una opinione analoga a quella della Cgia di Mestre: «Si profila una vera e propria stangata fiscale che rischia di deprimere ancora di più il Paese» ha avvertito il segretario Giuseppe Bortolussi. Ma anche la politica è in allarme: «L'aumento dell'Irpef è una strada sbagliata» ha detto Maurizio Lupi, vice presidente Pdl alla Camera, mentre per il senatore leghista Piergiorgio Stiffoni «aumentare l'Irpef vuol dire accelerare la recessione». Critiche anche dal presidente Anci Graziano Delrio, sindaco di Reggio Emilia (Pd): «La tassazione non dovrebbe colpire se non i grandi patrimoni e i patrimoni immobiliari: quindi il tema dell'Iperf con quella soglia (55 mila euro) mi crea molte perplessità. Monti pensi ai cittadini, non solo a Bruxelles».
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