ROMA - «Proposte indigeribili». Così il segretario generale della Cgil, Susanna Camusso, ha bollato ieri la manovra che il premier Mario Monti si appresta a varare lunedì. All'attacco anche il leader della Uil, Luigi Angeletti, che parla di spinta verso la «recessione». Ma anche la Cisl non sembra per niente ben disposta verso il governo. In vista dell'incontro di oggi con il presidente del Consiglio a palazzo Chigi i sindacati dunque si ricompattano e vanno all'assalto contro la stangata che si profila soprattutto per pensioni e sanità.
Quello dei sindacati suona come un avvertimento preciso all'esecutivo, che oggi presenterà la manovra a ben 36 sigle delle parti sociali, fra cui, oltre alle organizzazioni sindacali, ci sono la Confindustria e le altre associazioni del mondo produttivo. La Cgil ha approfittato dell'assemblea nazionale dei delegati che si è svolta ieri a Roma per lanciare chiari messaggi a Monti. «Siamo pronti a sostenere le scelte giuste ma anche determinati a contrastare quelle che riteniamo sbagliate», ha scandito il segretario generale del sindacato di corso d'Italia al termine del suo discorso davanti a una platea di 15 mila sindacalisti. Frasi che aprono la strada a possibili mobilitazioni. L'area di sinistra del sindacato, "La Cgil che vogliamo", vorrebbe lo sciopero generale. Una parola che però ieri Camusso non ha pronunciato.
Il segretario vuole prima andare a vedere le proposte del governo, augurandosi che il nuovo premier «non rovini la festa» iniziata con la fine dell'esecutivo Berlusconi. «Le parole equità e coesione non si prestano a qualsiasi politica», ha rilevato. «Far pagare chi ha poca voce rappresenta un'idea autoritaria e semplificata. Sia chiaro che i pensionati hanno una grande voce e la useremo fino in fondo», ha sottolineato ancora Camusso. Quindi riferendosi in particolare alle ipotesi di un intervento duro sulle pensioni, che prevederebbe fra l'altro il blocco dell'adeguamento automatico all'inflazione di tutti gli assegni tranne quelli più bassi, ha avvertito: «La risposta non sta nel far cassa».
La Cgil si oppone anche all'aumento delle aliquote Irpef, perché insisterebbe «sulla platea di chi paga già oggi il 92% delle imposte». Insomma, ha riassunto Camusso, per «trovare tracce di equità bisogna usare la lente di ingrandimento». Camusso si è chiesta poi che fine abbiano fatto le misure per il rilancio: «Dove è la crescita?». E rivolgendosi alla Confindustria, il segretario ha replicato che non è questione di veti o sacrifici. «I lavoratori e i pensionati - ha ricordato - i sacrifici li stanno già facendo e non hanno bisogno di lezioni da nessuno».
Sul piede di guerra contro le misure messe in cantiere dal governo c'è anche la Uil. «Si tratta di una manovra che darà una spinta verso la recessione», ha sostenuto Angeletti. Riferendosi alle parole di Camusso il leader della Uil ha però aggiunto: «Noi cerchiamo di usare il cervello, prima diciamo cosa vorremmo, poi aspettiamo di vedere il testo e poi decideremo come agire».
Opposizione totale alla manovra invece da parte dei sindacati di base: Usb, Cib-Unicobas, SlaiCobas, Snater e Usi, sono già al lavoro per lanciare uno sciopero generale contro i provvedimenti dell'esecutivo.
Pronta a sostenere le scelte di Monti è invece l'Ugl. «Il sindacato, e così l'Italia, non deve subire la crisi ma coglierla come opportunità puntando su piccole idee immediatamente realizzabili - ha osservato il segretario generale dell'organizzazione, Giovanni Centrella -. Un obiettivo possibile grazie alla presenza di un ministro dello Sviluppo economico, Corrado Passera, molto disposto ad ascoltare e a realizzare progetti per la crescita e per lo sviluppo».