ROMA - Il nodo più importante da sciogliere, in queste ore, è quello dell'introduzione o meno del ticket sui ricoveri ospedalieri. Nella manovra estiva, il governo Berlusconi, sfidando la forte contrarietà delle Regioni, lo aveva fissato per il 2013. L'ipotesi alla quale si lavora, tra molti dubbi, è anticiparlo di un anno, imponendo un obolo di 10 euro già dal primo gennaio 2012. In una indagine che circola al ministero della Sanità, si legge che la misura frutterebbe 120 milioni.
Ma nella versione più dura, vale a dire 10 euro per ogni giornata di ricovero, si arriverebbe fino a 700 milioni. Ovviamente, la scelta che sarà fatta, e che solleva diffusa perplessità dentro il governo per la ricaduta negativa in termini di popolarità, influirà molto sulla consistenza finanziaria della già decisa anticipazione, dal 2013 al 2012, del taglio lineare al Fondo sanitario nazionale. E' una sforbiciata da 2,5 miliardi. Ma la cura "dimagrante" sulla sanità sarà comunque solo un assaggio. I 5 miliardi di risparmi previsti per il 2014 verrebbero infatti anticipati all'anno precedente.
Tra le ipotesi allo studio, nel pacchetto dei tagli, spiccano 650 milioni di risparmi per effetto della razionalizzazione della spesa farmaceutica, un blocco dei contratti al personale per un totale di 1,1 miliardi e una riduzione, da spalmare però su due anni, della copertura garantita dai livelli essenziali di assistenza (Lea). I tecnici del ministero della Sanità pensano anche alla possibilità di attuare la liberalizzazione dei farmaci di fascia C e la revisione della pianta organica delle farmacie, con una riduzione del rapporto tra cittadini e presenza sul territorio.
I tagli avranno inevitabilmente un impatto sui ticket introdotti con la manovra 2011 (10 euro per visite specialistiche e diagnostica e 25 euro per i codici bianchi al Pronto soccorso). Da fine luglio, solo Lazio, Liguria, Calabria, Puglia, Sicilia e Basilicata avevano cominciato ad applicarli integralmente. Dal prossimo anno molte altre Regioni, che avevano fissato una serie di limitazioni per salvaguardare fette di popolazione meno abbienti, dovranno operare un inevitabile giro di vite estendo i ticket a fasce di malati finora protette.
Il Patto triennale per la salute 2010-2012 prevedeva uno stanziamento, per il Servizio sanitario nazionale, di 108,7 per il 2012. Ora si punta a far scendere la quota a 106 miliardi. Con conseguenze durissime sul sistema complessivo. A fine estate, secondo i calcoli delle Regioni, tra il 2012 e il 2014 il finanziamento del Servizio sanitario nazionale era destinato a subire tagli per circa 17 miliardi di euro. Con la cura del governo Monti, il conto rischia di arrivare a quota 24. Vale a dire un punto e mezzo di Pil.
Una cura difficile da digerire, tanto che il neo-ministro della Sanità, Renato Balduzzi, che non ancora scoperto le sue carte, ha cercato di mettere le mani avanti osservando che «è chiaro che se le manovre dei prossimi anni per le quali e' gia' prevista una scansione comporteranno sacrifici, dovranno assicurare un maggior livello di assistenza sanitaria».
Parole che non rassicurano le Regioni. «Già con un taglio di circa 2 miliardi - ha detto l'assessore siciliano alla Sanità, Massimo Russo - sarebbe difficile, se non impossibile, gestire il settore». Un settore che, vale la pena ricordarlo, appare gestito male in molte sue articolazioni. Secondo l'ultimo rapporto Aiop (Associazione italiana ospedalità privata4), gli ospedali pubblici italiani, in media, sprecano oltre il 29% dei finanziamenti, con un danno, per il bilancio di Stato, di 13 miliardi di euro l'anno. Una "inefficienza diffusa e sommersa" che vede il Lazio in testa, con quasi 2 miliardi di euro sperperati.
«E' evidente che se la manovra del governo Berlusconi viene anticipata, per noi diventa oggettivamente molto problematico assorbirla senza penalizzare i servizi», ha detto la presidente della regione Lazio, Renata Polverini. «Su questo e sul Trasporto pubblico locale - ha continuato - in queste ore c'è un confronto con il governo. Domenica anche a fronte di quello che ci sarà illustrato sapremo trarre le conseguenze e capire con quale realtà economica ci dovremo confrontare per il prossimo anno, che potrebbe non essere quella già difficile per le Regioni. Le Regioni si stanno avvicinando alla finanziaria con tre manovre del governo Berlusconi da assorbire in un solo anno - ha concluso -. Tpl e sanità sono le due grandi questioni sulle quali rischiamo di andare sul serio in difficoltà».