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Pescara, 10/04/2026
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Data: 04/12/2011
Testata giornalistica: La Nazione
Ataf, via libera della giunta alla privatizzazione. Lunedì a piedi Ataf incrocia le braccia: 24 ore di sciopero "No alla privatizzazione"

Domani sarà di nuovo sciopero degli autobus. Il sesto dall'inizio dell'anno, proclamato dalla Rsu di Ataf sempre per lo stesso motivo. Ovvero: no alla privatizzazione dell'azienda. Qualche distinguo all'interno delle varie sigle sindacali esiste. Il no più netto è quello dei Cobas, il no alla privatizzazione prima della gara regionale è della Cgil, poi c'è il no alla privatizzazione senza un piano industriale che la Cisl, ma anche la stessa Cgil e la Faisa ripetono da mesi.

La risultante è comunque una posizione unitaria, resa ancora più salda dagli ultimi sviluppi della vicenda, che hanno visto il presidente di Ataf, Filippo Bonaccorsi, rimangiarsi, secondo quanto sostengono i sindacati, la promessa di illustrare il piano industriale in un incontro successivo all'assemblea dei soci, da svolgersi alla presenza di alcuni sindaci dei Comuni proprietari di Ataf.

Ma l'assemblea ancora deve essere convocata e il promesso incontro con sindacati e sindaci non c'è stato. A rendere il boccone ancora più amaro è stata l'approvazione, da parte della Giunta, riunitasi giovedì scorso, della delibera di indirizzo che dà il via libera al processo di privatizzazione di una parte dell'azienda. «È l'ennesimo atto di arroganza e megalomania del nostro sindaco, che ha fatto approvare la delibera senza passare dal consiglio comunale», sbotta Alessandro Nannini, dei Cobas, coordinatore della Rsu. «Renzi è malato di protagonismo, ma si dimentica che l'indirizzo sulle partecipate lo deve prendere il consiglio comunale e che comunque serve il consenso degli altri sindaci proprietari dell'azienda per vendere le quote ai privati».

«C'era una proposta sul tavolo, fatta dal nostro sindacato, che è stata ignorata», aggiunge Massimo Milli, della Filt Cgil. «Sia chiaro: se Ataf sarà privatizzata prima della gara regionale, la Cgil si metterà di traverso». D'altra parte, per non vendere ai privati, Renzi ha sempre detto, e lo ha ribadito anche ieri, che è necessario che i sindacati siano disponibili a lavorare 10 minuti in più al giorno, «una cosa che in un momento di crisi in qualsiasi altra azienda, privata o pubblica, sarebbe accettata».

«Se il sindaco chiedesse anche 15 minuti di lavoro in più, andrebbe bene. Saremo disponibili a trattare», replica Americo Leoni, della Faisa Cisal. «Ma lui vuole invece molto di più dai lavoratori. In cifre, ci chiede in sostanza di rinunciare a 5mila euro l'anno a testa». E questo, spiega Leoni, a fronte di un sacrificio già fatto: nel 2006, con l'accordo salva-Ataf, e oggi, con 150 lavoratori in meno quest'anno a causa dei tagli al trasporto pubblico locale, più, da gennaio, un'ulteriore perdita del 5%, pari ad altri 70-80 dipendenti in meno. C'è poi un'altra ragione che ha portato i sindacati a proclamare il sesto sciopero dell'anno.

«Il piano industriale non c'è e perciò ancora non sappiamo cosa ne sarà dell'azienda e se Firenze parteciperà o meno alla gara regionale. In caso negativo, saremmo penalizzati, con il 20% in meno di risorse. Come faranno a recuperare quei soldi?», si chiede Paolo Panchetti, della Fit Cisl. E' per questo che lunedì i lavoratori di Ataf torneranno a incrociare le braccia per 24 ore e, a partire dalle 16, saranno in piazza Stazione per partecipare al corteo «allegorico» che si concluderà sotto Palazzo Vecchio (e non è escluso che una delegazione possa salire per assistere al consiglio comunale).


Gli autobus si fermeranno dall'inizio del servizio alle 6, dalle 9.15 alle 11.45 e dalle 15.15 alla fine del servizio.

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