ROMA - Una stretta alle pensioni, ma senza toccare l'Irpef. Torna l'Ici, anche se sulla prima casa con un'aliquota ridotta, ma gli estimi verranno rivisti con aumenti fino al 60%. Aumenterà anche l'Iva, di due punti percentuali, a decorrere dal primo settembre 2012. Più care le accise della benzina, per consentire alle Regioni di finanziare il trasporto pubblico locale. Tassa sul lusso e una tantum dell'1,5% sui capitali che hanno utilizzato lo scudo fiscale. E tagli ai costi della politica, a partire dalla sostanziale abolizione dei consigli e delle giunte provinciali. Il premier per primo rinuncia al suo compenso: «Visti i sacrifici richiesti a tutti, mi sembrava doveroso», spiega, annunciando che alla prima fase di provvedimenti ne seguirà presto un'altra sul mercato del lavoro.
E' questa, nei suoi punti centrali, la manovra da 30 miliardi di euro varata ieri sera dal Consiglio dei ministri. «Chiamatelo decreto salva-Italia», ha detto Mario Monti durante una lunga conferenza stampa. Oggi presenterà il decreto prima alla Camera, alle 16, quindi al Senato, alle 18. In serata è attesa la firma del Quirinale. Monti non ha escluso che per consentire un iter parlamentare più accelerato possa essere messa la fiducia. «Mi metterò nelle mani dei presidenti delle Camere», ha precisato.
La lunga giornata del premier era cominciata al mattino presto, con una serie di incontri con parti sociali ed enti locali. E si è conclusa, a tarda sera, incontrando i giornalisti con i ministri Corrado Passera, Elsa Fornero e Piero Giarda, il vice-ministro, Vittorio Grilli, e il sottosegretario, Paolo Peluffo, per spiegare sin nel dettaglio le singole misure.
Il presidente ha esordito con un appello agli italiani, affrontando subito i tagli ai costi della politica. «Abbiamo ricevuto un mandato di corto periodo per aiutare il Paese a uscire da una crisi gravissima. Per certi aspetti abbiamo da tirare la cinghia, per altri, mettiamo in moto meccanismi per la crescita dell'Italia». Ha aggiunto di essere «preoccupato» ma anche fiducioso: «Insieme ce la faremo». Poi ha mandato alcuni segnali al mondo politico: non crede che ci sarà sempre bisogno di consultazioni con i partiti sui prossimi provvedimenti. Non pensa al suo futuro in politica. «Finito questo compito, ne avrò abbastanza». Con tono ironico, ha detto che «di me si può fare a meno, ma l'Italia non può fare a meno dell'Europa».
Il presidente ha difeso a spada tratta la manovra. «E' sbagliato dire che è tutta tasse», il governo si è mosso con queste decisione per colmare il debito, il cui eccessivo peso «non è colpa degli europei ma degli italiani che in passato non hanno fatto attenzione al benessere dei bimbi, ovvero dei futuri adulti». Ora è calata la scure, salvaguardando un principio: «Le tasse non devono gravare sui soliti noti». Per giunta, non c'è stata nessuna patrimoniale. «Avremmo ottenuto forse fra due anni un po' di gettito, ma oggi un po' di fuga». Il governo vuole «aiutare la politica, che rispettiamo, a recuperare il rapporto con l'opinione pubblica. Della buona politica, un Paese ha bisogno». Sottolineanto l'importanza che l'immagine dell'Italia all'estero sia di orgoglio «e gli italiani non si sentano derisi, come accaduto in passato». Monti ha anche colto l'occasione per ringraziare il sottosegretario alla Presidenza Antonio Catricalà, colui che è stato definito il nuovo Gianni Letta: «Senza di lui non ce l'avremmo fatta».