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Pescara, 10/04/2026
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Data: 05/12/2011
Testata giornalistica: Il Messaggero
Addio alle uscite anticipate scatta il contributivo per tutti. Necessari 42 anni di lavoro. Per chi lascia prima previste penalità (Come cambiano le pensioni - guarda)

ROMA Via le pensioni di anzianità. Cancellate le finestre mobili di uscita, abolite le «quote». È questa la prima novità del «pacchetto pensioni» approvato dal governo che punta su tre pilastri, tutti in vigore dal 1° gennaio 2012: passaggio al sistema contributivo (pro rata per chi ha iniziato a lavorare prima del 1996); requisito contributivo minimo di 41 anni e 1 mese per le donne e di 42 e 1 mese per gli uomini; età minima di 62 anni per le donne e di 66 anni per gli uomini; penalizzazioni per chi vuole uscire prima di aver raggiunto queste età. Ciambella di salvataggio per le situazioni di crisi e di mobilità: sono comunque garantite 50.000 pensioni anticipate per chi aveva maturato i requisiti in base al vecchio sistema entro il 31 dicembre di quest'anno. Confermate le anticipazioni sulle pensioni di vecchiaia: da gennaio le donne andranno in pensione di vecchiaia a 62 anni (62 e 6 mesi per le autonome) e gli uomini a 66 anni (66 e 6 mesi per gli autonomi). La finestra di uscita sarà flessibile, fino ai 70 anni già previsti dalle riforme precedenti. Eliminati o fortemente ridimensionati i privilegi di alcune categorie rispetto ad altre: aumentano le aliquote contributive per gli autonomi e per chi lavora in agricoltura. Arriva anche un contributo di solidarietà per equilibrare le pensioni più deboli. Congelate le rivalutazioni per tutte le pensioni: si salvano soltanto gli assegni sociali (467,42 euro) e quelli pari al doppio del minimo che materranno al 100% l'adeguamento all'inflazione sia nel 2012 che nel 2013.
Vecchiaia. Le donne andranno in pensione dopo aver compiuto 62 anni (62 e 6 mesi per le autonome) e gli uomini dopo aver compiuto 66 anni (66 e sei mesi per gli autonomi). Si tratta dell'età effettiva. Infatti, le finestre di uscita (12 mesi per i dipendenti e 18 per gli autonomi) sono abolite. Superata questa età, spetta al singolo cittadino scegliere quando andare in pensione fino al raggiungimento dei 70 anni previsti dal meccanismo di adeguamento dell'età alla speranza di vita. Le donne raggiungeranno i 66 anni degli uomini nel 2018. A partire dal 2020 l'età per la pensione di vecchiaia sale a 67 anni. Per beneficiarne, comunque, occorrerà avere un'anzianità contributiva minima di 20 anni se l'assegno risulta essere non inferiore a 1,5 volte l'importo dell'assegno sociale (oggi 467,42 euro).
Contributivo per tutti. Scatta per tutti il sistema di calcolo contributivo. Chi ha iniziato a lavorare entro il 1995, il contributivo sarà pro rata. Riguarderà, cioè, solo il calcolo della pensione relativo ai contributi versati dopo il 1° gennaio 2012. Con il sistema contributivo la pensione viene commisurata ai contributi effettivamente versati. Quindi se si va in pensione più tardi si prende una pensione più alta; altrimenti la pensione si riduce automaticamente.
Anzianità. Come si è detto, non esiste più. D'ora in poi si parla di «pensione anticipata». Per usufruirne, dal 1° gennaio, le donne avranno bisogno di almeno 41 anni e 1 mese di contributi versati, gli uomini di 42 anni e 1 mese. E' prevista una norma transitoria per chi accede a queste pensioni arrivando dal sistema misto, in parte retributivo (per i contributi versati fino al 31 dicembre 2011) e in parte contributivo (per la quota successiva al 1° gennaio 2012). In sostanza, per loro, oltre ai 42 anni e 1 mese sarà necessario avere compiuto anche 63 anni di età altrimenti pagheranno una penalità del 3% (sulla quota retributiva) per ogni anno di anticipo nell'accesso al pensionamento. Per chi invece ha il contributivo pieno e, avendo raggiunto la soglia dei 42 anni di contributi vuole lasciare il lavoro prima dei 63 anni la penalizzazione è implicita: avrà per forza una pensione più bassa.
Finestre. Sono abolite.
Autonomi. Dal 1° gennaio le aliquote contributive di artigiani e commercianti (oggi pari a circa il 18%) vengono aumentate dello 0,3% annuo fino a raggiungere il livello del 22%. Per i professionisti è previsto l'obbligo, entro il 31 marzo 2012, di adeguare i propri regimi per assicurare l'equilibrio tra entrate contributive e spesa con una visione temporale di 50 anni. Per chi non lo farà è previsto l'adeguamento al pro-rata oltre ad un contributo di solidarietà dell'1% a carico dei pensionati che saranno determinati dal ministero del Lavoro.
Rivalutazione. Per il 2012 e per il 2013 è congelato l'adeguamento all'inflazione. Unica eccezione, le pensioni minime (467,42 euro) e quelle pari al doppio del minimo che beneficieranno pienamente dell'indicizzazione all'inflazione.

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