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Pescara, 10/04/2026
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05/12/2011
Il Centro
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ROMA. Congelamento degli assegni per due anni con l'esclusione delle pensioni fino a 960 euro. Stangata sull'anzianità (serviranno almeno 42 anni e un mese di contributi per gli uomini e 41 anni e un mese per le donne. Chi smette di lavorare prima pagherà una penale, così come chi lascia con meno di 63 anni di età) e abolizione delle finestre mobili. Aumento fin da subito dell'età di vecchiaia delle donne e delle aliquote contributive degli autonomi. Contributo di solidarietà per le pensioni più alte. Se possibile, la riforma della previdenza è ancora più pesante del previsto e colpirà praticamente tutti, fatti salvi i lavoratori che avranno maturati i requisiti entro il 31 dicembre 2011 per i quali valgono ancora le vecchie regole. Aumenti congelati. Il blocco della perequazione sarà applicato per due anni (2012 e 2013) e colpirà tutti le pensioni oltre i 960 euro (il doppio della minima). Per le pensioni più elevate sarà previsto un contributo di solidarietà. Contributivo per tutti. Confermata una delle misure più attese, il passaggio al metodo contributivo pro rata per tutti. Interessati da questa novità i lavoratori che avevano iniziato a versare contributi prima del 1978, anche se gli anni fino al 2012 saranno comunque calcolati con il retributivo. In sostanza, si rischia una perdita attorno al 2-3%. Addio finestre. Spariscono le finestre mobili (12 mesi per i dipendenti, 18 per gli autonomi) introdotte nel 2010 dal governo Berlusconi, che per il ministro al Welfare Elsa Fornero «sono un bizantinismo inutile». Questo periodo, che di fatto aumentava già i tempi per l'accesso al pensionamento, sarà riassorbito nei requisiti per la vecchiaia: dal prossimo anno gli uomini andranno in pensione non prima dei 66 anni se dipendenti (oggi 65) e a 66 anni e mezzo (oggi 65) se autonomi. Donne. Per le donne la mazzata sarà ancora più pesante. Si accelera infatti sull'aumento dell'età di vecchiaia per le dipendenti del settore privato che dal 2012 dovranno lavorare almeno fino a 62 anni (oggi ne bastano 60). L'età salirà a 64 nel 2014 e a 65 nel 2016 per arrivare a 66 nel 2018, anno in cui si raggiungerà la parità tra uomini e donne. Per le donne del settore pubblico, dal 2012 la pensione di vecchiaia sarà aumentata a 66 anni. Anzianità. Abolite le vecchie quote, le pensioni di anzianità non esisteranno più, sostituite dalle "pensioni anticipate". Uscire dal lavoro prima dell'età minima di vecchiaia sarà possibile soltanto con almeno 41 anni di contributi per le donne e 42 per gli uomini (oggi ne bastano 40 più la finestra mobile). Per gli autonomi, la pensione "anticipata" scatta 6 mesi più tardi (41 anni e mezzo per le donne, 42 e mezzo per gli uomini). Premi e disincentivi. Andare in pensione prima comporterà comunque una perdita in termini di importo della pensione. Saranno previste fasce flessibili (da 62 a 70 anni per le donne, da 66 a 70 per gli uomini) con una penalizzazione dello 3% per ogni anno di anticipo della pensione prima dei 63 anni. Penali per chi lascia prima di aver raggiunto 42 anni di contributo. Autonomi. Aumentano le aliquote contributive per i lavoratori autonomi che saliranno di 0,3 punti percentuali all'anno dal 2012 per raggiungere i due punti percentuali in più nel 2018. L'aliquota contributiva di artigiani e commercianti, oggi fissata al 20-21%, si avvicinerà a quella dei lavoratori dipendenti che è pari al 33%. Pagheranno di più i coltivatori diretti e il popolo delle partite Iva, per il quale saranno però introdotti benefici relativi ai congedi parentali.
Nuove regole: salvo il pregresso ma le quote sono cancellate ROMA. Cosa cambia con le nuove regole decise dal governo sulla di previdenza? Diritti acquisiti salvi. La manovra vale per il futuro, non per il passato. Chi aveva il retributivo. Per gli assunti dopo il 1996 vale già il metodo contributivo. Nessun cambiamento anche per chi ha iniziato a lavorare dopo il 1978, perché per questi vale un sistema misto. Chi aveva cominciato a lavorare prima del 1978, la riforma Dini prevedeva comunque l'applicazione del sistema retributivo, e l'estensione del metodo contributivo pro rata a tutti i lavoratori colpisce proprio loro. Le quote. La cancellazione delle quote - la somma tra età anagrafica e età contributiva - è una delle misure dagli effetti maggiori. Un esempio per capire meglio gli effetti: oggi vale la quota 96, che permetterebbe a un lavoratore con 35 anni di contributi versati e 61 anni di età di andare in pensione l'anno prossimo. Con la nuova regolamentazione lo stesso lavoratore dovrebbe aspettare 5 anni e 7 mesi.
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