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Data: 05/12/2011
Testata giornalistica: Il Messaggero
I sindacati decisi allo scontro. Camusso: si fa cassa sui poveri. Confindustria: misure inevitabili. Marcegaglia: tagliare la spesa

ROMA No allo sciopero generale. Per ora. Sarebbe una risposta ad un colpo solo. I sindacati sono piuttosto intenzionati ad attuare una guerra di logoramento nei confronti del governo per spuntare in Parlamento quei correttivi che non hanno ottenuto al tavolo. E poi al tavolo, ieri mattina, gli oltre trenta leader delle associazioni datoriali e dei lavoratori non sono riusciti (era ampiamente previsto) ad intavolare un minimo di confronto. Mario Monti è stato chiarissimo: su fisco, pensioni, Ici non c'è spazio e tempo per discutere; la concertazione potrà essere riattivata solo quando si parlerà di mercato del lavoro. Morbida, comunque attenta agli sviluppi dell'operato del governo, la Confindustria.
Cgil, Cisl, Uil, Ugl sono irritate (ed è solo un eufemismo) perché ritengono assolutamente non digeribili i provvedimenti dell'esecutivo e, oltre tutto, viene considerato quasi un oltraggio il rifiuto ad aprire una trattativa. Nelle dichiarazioni, al termine della riunione di palazzo Chigi, Camusso, Bonanni, Angeletti hanno ritrovato per un momento quella unità sindacale che da tempo è andata in frantumi. Unanimi le critiche sulla manovra. Per il numero uno della Cgil «è socialmente insopportabile» e l'esecutivo «sta cercando di fare cassa sui poveri del nostro Paese». Per essere ancora più chiara: «E' una manovra di aumento di tasse che sono già troppo alte, soprattutto in un fase economica recessiva. Con questa pressione è difficile che il Paese possa crescere». Alla fine il segretario della confederazione di corso d'Italia si è spinta a dire che «rischia di esserci una continuità sui comportamenti con il governo Berlusconi e questo ci rovinerebbe la festa per la sua caduta». Ancora più irritato, se possibile, Raffaele Bonanni: «Perché non c'è stata alcuna mediazione e perché non si è calcolato l'impatto sociale delle misure». Per Luigi Angeletti il rischio è che cali il potere di acquisto e, di conseguenza, aumenti la disoccupazione. Non c'è equità.
I leader delle tre sigle hanno la stessa esigenza: correggere profondamente le misure su pensioni, fisco e casa anche se non sono intenzionate a forzare la mano. Preferiscono lavorare ai fianchi il governo, piuttosto che rispondere con uno sciopero generale. Camusso ha invitato gli altri a una iniziativa comune. Bonanni e Angeletti già in giornata potrebbero accettare. Ma chiederanno alla stessa Camusso di prendere le distanze dalla linea politica della minoranza e della Fiom in particolare. L'idea di Bonanni sarebbe quella di far convergere le istanze sindacali su un Patto sociale e poi lavorare in Parlamento per tentare di cambiare la manovra. Oggi il leader della Cisl e quello della Uil probabilmente annunceranno una serie di iniziative a livello locale. Una sorta di mobilitazione permanente. Magari alla fine si troverà l'intesa per un percorso comune. Intanto però le segreterie di Uilm e Fim hanno proclamato due ore di sciopero entro mercoledì.
Confindustria, invece, al momento preferisce stare alla finestra, però seguirà con grande attenzione e puntualità i vari passaggi. Dice Emma Marcegaglia: «Con questa pressione fiscale è difficile che il Paese possa crescere. Sulle pensioni la manovra è molto forte, ma indispensabile e successivamente dovrà essere riequilibrata con un taglio di spesa vera». Poi una speranza: «Dopo questo provvedimento non ci sarà più nessuna necessità di un'altra riforma». E una certezza: «L'Italia ora deve giocare un ruolo molto importante a livello europeo in modo da raggiungere la salvezza dell'euro. Non possiamo fare questa manovra e poi rischiare che, a livello europeo, ci si impantani».


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