ROMA Aumenta l'Iva, 2 punti percentuali in più sia per per quella ordinaria al 21%, che per quella agevolata del 10%. A partire dal primo settembre dell'anno prossimo le due aliquote passeranno quindi rispettivamente al 23% e al 12%. Il decreto varato ieri dal consiglio dei ministri prevede poi un ulteriore rialzo dello 0,5% per entrambe a partire dal primo gennaio 2014. Dal rialzo dell'imposta sul valore aggiunto il governo punta di recuperare circa 16 miliardi di euro nel 2012, 2013 e 2014. Nella delega fiscale il ministro Tremonti aveva introdotto una clausola di salvaguardia che avrebbe tagliato tutte le agevolazioni se dalla riforma del fisco non fossero arrivati i 20 miliardi previsti nel triennio. Una scure pesante, per la quale lo stesso ex ministro Tremonti era stato duramente criticato.
Monti e Grilli hanno deciso di seguire un'altra strada, di puntare sull'aumento dell'Iva per garantire che alla fine i conti tornino. Aggiungendo un ulteriore rialzo a quel punto (dal 20 al 21%) deciso dal precedente governo a settembre. Il ministro Piero Giarda ha spiegato che con i «4 miliardi che recuperiamo con l'aumento dell'Iva» nel primo anno il governo punta «ad un intervento a favore delle famiglie, delle famiglie giovani, e delle donne».
La manovra non potrà non avere effetti sull'aumento dell'inflazione. Come l'Istat ha rilevato qualche giorno fa i prodotti toccati dal rialzo dell'imposta deciso da Tremonti sono rincarati in un mese dell'1%, mentre tutti gli altri sono saliti solo dello 0,1%. E l'effetto è ancora solo parziale, perchè, sempre come ha rilevato l'istituto di statistica, a fine ottobre solo una parte dei listini si era adeguato alla nuova aliquota più pesante. Tolti i prodotti alimentari di stretta necessità tassati al 4%, il resto dei beni e dei servizi è soggetto alle aliquote più alte. I commercianti e le associazioni dei consumatori, che già avevano protestato per la novità introdotta da Tremonti avevano nei giorni scorsi sparato a zero contro l'ipotesi di un nuovo giro di vite, denunciando che rischia pesantemente di penalizzare i consumi. E proprio in un momento in cui dovrebbero essere sostenuti, visto che l'Italia, come stimano tutti gli istituti internazionali di previsione e la stessa Ue, è ormai in recessione.
Sebbene le controindicazioni all'aumento dell'Iva siano molte (si rischia che l'inflazione rialzi la testa ed essendo un'imposta indiretta non è progressiva), diversi paesi d'Europa, alle prese con la necessità di fare rapidamente cassa per tagliare il disavanzo pubblico, hanno già preso decisioni analoghe a quella del governo Monti. In Francia, per esempio l'ultima manovra anti-deficit annunciata a inizio novembre, prevede un aumento dell'imposta su numerosi prodotti e servizi. La normale aliquota resta invariata al 19,6%, ma viene alzata dal 5,5% al 7% quella agevolata, con l'eccezione dei prodotti alimentari di prima necessità.
Già dall'anno scorso anche l'ex governo Zapatero aveva ritoccato l'imposta verso l'alto, mantenendo al 4% quella super ridotta per alimenti essenziali, medicinali e libri di scuola, ma portando le altre due dal 7 all'8% e dal 16 al 18%. Al Fondo monetario non è bastato e al nuovo governo ha chiesto un nuovo giro di vite per l'anno prossimo.
L'aliquota del 23%, livello al quale salirà tra sei mesi quella ordinaria, è al momento la più alta d'Europa. In Gran Bretagna la Vat, equivalente alla nostra iva, è stata portata dopo la crisi del 2008 al 20%, dal precedente 17,5%. La Germania ha come aliquota massima il 19%.