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Data: 05/12/2011
Testata giornalistica: Il Centro
Aumenta l'Iva, l'Irpef no. Il ritocco dal 21 al 23% scatterà da settembre 2012

ROMA. Per questa volta la stangata sui redditi dichiarati è scongiurata. L'aumento dell'Irpef - ipotizzato inizialmente per i redditi da 55 mila a 75 mila euro e oltre i 75 mila euro, e infine allo studio solo per quest'ultimo scaglione - sparisce dalla manovra. Il pressing dei partiti di centrosinistra come di centrodestra convince i Professori che, alla fine, rinunciano a tassare i redditi dei contribuenti considerati più ricchi dal fisco. «Era già stato condannato da economisti amici che si sono fidati delle vostre indiscrezioni» dice Mario Monti ai giornalisti durante la conferenza stampa, «e noi non facciamo cose facili» sottolinea. «Non è vero che la manovra grava sui soliti noti, è sbagliato dire che è tutta tasse».
Il Consiglio dei ministri delibera invece un aumento di 2 punti percentuali dell'Iva a partire dal secondo semestre del 2012 (la data prevista è quella del primo settembre), ma «solo se sarà necessario», viene specificato, a copertura della clausola di salvaguardia. All'interno del pacchetto manovra è inclusa infatti la correzione dei conti in termini di contenimento della spesa sociale e assistenziale pari a 4 miliardi per il 2012, 16 miliardi nel 2013 e 20 miliardi nel 2014: se entro il prossimo 30 settembre la riduzione prevista non dovesse essere realizzata, scatterebbe un taglio del 5% nel 2012 e del 20% nel 2013 di tutte le agevolazioni fiscali. L'aumento dell'Iva eviterebbe dunque che si proceda alla «riduzione automatica di tutte le deduzioni e detrazioni fiscali» e i 4 miliardi recuperati - sottolinea il ministro dei Rapporti con il Parlamento Piero Giarda - saranno destinati «a interventi in favore delle famiglie e delle donne». La ridefinizione delle agevolazioni, spiega l'esecutivo, andrà a finanziare il Fondo per la famiglia, istituito con il decreto approvato ieri.
È previsto inoltre un aumento dell'addizionale Irpef regionale, che sale dallo 0,9% all'1,23% per finanziare la sanità. «Ci siamo chiesti se fosse utile e opportuno che il finanziamento della sanità si spostasse dal reddito delle imprese al reddito delle persone. Abbiamo previsto una piccola riduzione dell'Irap e allo stesso tempo abbiamo aumentato la partecipazione delle persone alle spese delle sanità» spiega il ministro Giarda. Con questo provvedimento, dunque, i soldi destinati dall'Irap al sistema sanitario diminuiranno per liberare risorse da parte delle imprese.
Il governo ridurrà le imposte alle aziende che assumeranno giovani e donne: attraverso la deducibilità integrale dell'Irap-lavoro, saranno favorite le imprese che assumono lavoratori e lavoratrici per un importo di 1,5 miliardi nel 2012 e 2 miliardi nel 2013 e nel 2014. Vengono previsti con l'Irap interventi a favore di donne e giovani per un miliardo di euro per ciascuno degli anni del periodo considerato. Con l'introduzione del meccanismo denominato Ace di favore fiscale alla raccolta di capitale di rischio, in modo da favorire la patrimonializzazione delle imprese, si interviene con un'azione di 1 miliardo di euro nel 2012, 1,5 nel 2013 e 3 nel 2014.
La manovra prevede inoltre l'aumento dei bolli sui conti correnti, «e non solo». Viene istituta infatti una imposta di bollo sui conti titoli: «Per quanto riguarda il bollo sul conto titoli, il precedente governo aveva introdotto questa piccola imposta solo per i conti correnti. Ora viene estesa a tutti i prodotti finanziari. Si tratta di una piccola patrimoniale sulle attività finanziarie» dice il vice ministro dell'Economia Vittorio Grilli. E il governo italiano, sottolinea Monti, ora «è più favorevole alla tassazione delle transazioni finanziarie, mentre prima era contraria»: sarò questa la posizione che l'esecutivo assumerà in sede europea: «Certo non è un singolo Paese che può prendere una decisione di tale genere».

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