Berlusconi ai suoi: ricordate che questo è anche il nostro governo
ROMA - «Il bivio è tra una manovra pesante oggi ed il rischio di un fallimento domani». Angelino Alfano, segretario del Pdl, dà il via libera alla manovra poche ore prima della sua ufficializzazione e di fatto dà la linea a tutto il Pdl. E a sera si affida a Facebook per chiosare: «Se confermato il no all'aumento dell'Irpef vuol dire che è passata la nostra impostazione per non colpire i soliti noti. Di questo sono contento, poi leggeremo con attenzione tutto il testo»
Il partito di maggioranza relativa è scosso da conflitti interni, ma Silvio Berlusconi frena i falchi e tiene fermo il suo incondizionato appoggio al governo anche a costo di dover pagare per l'impopolarità di alcune misure. «Noi - ha spiegato ieri Alfano intervistato da Skytg24 - abbiamo fatto la scelta di sostenere il governo, che ha senza dubbio la fiducia parlamentare più ampia della storia della Repubblica. Deve essere il governo a offrire delle soluzioni. Il bivio non è tra manovra leggera o pesante. Non c'è la possibilità di fare un intervento morbido».
Meno disponibile l'ex ministro del Lavoro Maurizio Sacconi: «Un grande partito come il Pdl è inevitabilmente tenuto a comportamenti responsabili» ma «turarsi il naso e votare non significa tuttavia chiudere gli occhi sugli squilibri di questa manovra, tutta tasse, pensioni e ben poca crescita, anche per gli effetti ragionevolmente recessivi sui consumi interni».
Sulla stessa linea il collega Antonio Martino: «È una musica già sentita negli ultimi 40 anni. Ci dicono che servono sacrifici e che i conti verranno sanati. Dal 1986 a oggi abbiamo avuto una manovra all'anno e il debito non è stato sanato, perchè le manovre non servono a nulla». «Io non chiamerei l'idraulico per chiedergli cosa fare, ma all'idraulico bisogna dire cosa fare. A Monti l'ho detto che un governo tecnico non l'avrei mai votato».
Critica anche la parlamentare del Pdl Nunzia De Girolamo: «Monti deve chiedersi in queste ore, prima che la manovra arrivi in Parlamento, se è più etico tassare le famiglie con reddito fisso, lavoratori dipendenti e pensionati che hanno sempre contribuito al mantenimento dello Stato o far pagare a coloro che hanno sempre evaso, attraverso un concordato fiscale, tasse mai incassate».
«La manovra è un massacro sociale- taglia invece corto Francesco Storace - un massacro per il quale non c'è stato alcun mandato popolare. Gli italiani hanno eletto un governo e se ne trovano un altro; hanno votato un governo per ridurre le tasse, e se ne ritrovano uno che le tasse le aumenta e rimette l'Ici. È stato detto che le pensioni non si toccavano e invece c'è una rivoluzione».
Francesco Pionati, mai tenero con l'attuale governo, sostiene che «come avevamo previsto, la favola è finita presto. Monti non ha colpe. È che nessun tecnico, in democrazia, può sostituire la politica e fare scelte difficili senza mandato popolare. Se i partiti non recuperano ruolo e capacità di decidere l'Italia, come la conosciamo, è finita».