Nessuna furbizia nella rinuncia volontaria del compenso come consigliera
Gentile direttore, ritengo necessaria la presente replica per il rispetto che porto ai valori e principi che hanno sempre accompagnato la mia vita privata e pubblica senza volere scadere nello squallido dibattito di coloro che vivono la loro esistenza con livore e cattiveria. Nel 2004 sono stata nominata dalla Giunta regionale presidente del Teatro Stabile d'Abruzzo; il compenso previsto era superiore allo stipendio che percepivo, anche in quella occasione ho rinunciato all'indennità. Non appena si è insediata la nuova giunta a guida Ottaviano Del Turco ho immediatamente rassegnato le mie dimissioni.
Nel maggio 2010, vista la grave situazione in cui versava la Saga, la Regione Abruzzo ha deciso di nominare nel Consiglio di amministrazione (Cda) due direttori regionali, la scrivente quale presidente del Cda, dando mandato agli stessi di procedere alla ricapitalizzazione della Società e di verificare lo stato di salute della Società stessa. Il socio Regione che detiene oltre il 40% delle quote della Saga voleva avere la diretta percezione dell'utilità degli sforzi economici compiuti dalla Regione Abruzzo e finalizzati a garantire il funzionamento del gestore dell'aeroporto. All'atto dell'insediamento la rinuncia volontaria del compenso fatta da me è stata condivisa anche da altri componenti, senza alcuna furbizia. In questo anno e mezzo abbiamo lavorato molto e con grandi sacrifici per raggiungere risultati significativi per una infrastruttura di grande importanza per la nostra regione. I rilievi mossi nella lettera sono fuorvianti ed artatamente finalizzati a dare una ricostruzione dei fatti non rispondente alla realtà, perché sia il decreto del presidente numero 3/57 che il decreto legislativo 165/2001 prevedono altro e non è vero che il presidente - dirigente pubblico - di un Cda di una società a prevalente capitale pubblico deve essere posto in aspettativa senza assegni (cosa che invece ha dovuto fare il Costantini per ricoprire un incarico da direttore generale dell'Arta, per cui ha dovuto sottoscrivere un regolare contratto professionale con l'Agenzia). Niente inganni, false rinunce e neppure bufale!