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Pescara, 10/04/2026
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Data: 06/12/2011
Testata giornalistica: Il Centro
Il Decreto salva Italia (Le pensioni) - La stangata maggiore è per la "classe '52" Chi compie 60 anni nel 2012 con la riforma rischia di dover lavorare cinque anni in più

ROMA. Sono i nati nel 1952, quelli che compiranno i 60 anni nel 2012, i più colpiti dalla riforma previdenziale: per loro le nuove regole che scatteranno dal primo gennaio potrebbero significare fino a cinque anni di lavoro in più rispetto al previsto.
Casi limite. Mentre con la normativa attuale un uomo classe '52 con almeno 36 anni di contributi (oggi la "quota", ovvero la somma tra età anagrafica e contributiva, è fissata a 96) avrebbe potuto lasciare il lavoro nel 2013, al termine dei 12 mesi della finestra mobile, con la riforma - e quindi senza più quote e con requisiti più alti per l'anzianità - dovrà aspettare il 2018, quando avrà 66 anni di età e 42 di contributi.
Al contrario, un uomo nato a dicembre 1951 e con 36 anni di contributi già versati, raggiunge quota 96 prima dell'entrata in vigore della manovra e può andare in pensione con le vecchie regole (e quindi nel dicembre del 2013, una volta trascorsi i 12 mesi di finestra mobile). Se però non ha ancora totalizzato 36 anni di contributi, dovrà aspettare il 2017, quando compirà 66 anni.
Ma anche tra coetanei non valgono le stesse regole per tutti. Le differenze maggiori si hanno tra dipendenti pubblici e privati. Altro confronto: una donna nata nel 1951 occupata nel settore privato può andare in pensione già nel 2012, trascorsi i 12 mesi di finestra mobile dopo il compimento dei 60 anni di età. Ma questa stessa donna, se occupata nella pubblica amministrazione, dovrebbe aspettare il 2017 (quando compirà 66 anni), perché dal primo gennaio il requisito per la vecchiaia passa da 61 (più la finestra) a 66. Potrebbe comunque andare in pensione con le regole attuali se avesse già 41 anni di contributi: scatterebbe però la penalizzazione, che prevede un taglio dell'assegno del 2% per ogni anno di anticipo della pensione rispetto ai 62 anni di età.
Tecnici ed esperti previdenziali sono comunque ancora al lavoro per dare risposta ai tanti interrogativi ancora aperti, vista la quantità di modifiche introdotte: dall'estensione del contributivo pro rata per tutti all'innalzamento, dal 2012, dell'età minima per la vecchiaia a 66 anni per gli uomini e a 62 per le donne passando per il congelamento degli assegni e l'aumento degli anni di contributi a 42 per gli uomini e a 41 per le donne.
Perequazione. C'è ad esempio il discorso relativo al blocco della perequazione. Nessun dubbio per gli assegni di importo inferiore ai 936 euro mensili (il doppio della pensione sociale), per i quali scatterà l'adeguamento automatico all'inflazione. Ma chi guadagna mille euro al mese, questi i calcoli fatti dalla Cgia di Mestre, rischierebbe di perdere 20 euro al mese, 248 all'anno. Proprio per questo nel testo si dice esplicitamente che «l'aumento di rivalutazione è comunque attribuito fino concorrenza del limite». Per chi percepisce un assegno superiore ai 936 euro mensili, il blocco della perequazione riguarderà solo la quota eccedente tale cifra.
Esuberi e mobilità. Altra questione: cosa accade con i lavoratori messi in mobilità o interessati ai piani di esubero? Il rischio sarebbe stato quello di penalizzarli due volte, perché scaduti eventuali accordi aziendali si ritroverebbero senza ammortizzatori sociali nè occupazione. Nel testo della manovra è però previsto un apposito passaggio che garantisce loro il mantenimento delle vecchie regole: "Ai lavoratori collocati in mobilità sulla base di accordi sindacali stipulati anteriormente al 31 ottobre 2011 e che maturano i requisiti per il pensionamento entro il periodo di fruizione dell'indennità di mobilità" continuano ad applicarsi infatti le disposizioni attuali. Una norma che si inserisce in una serie di eccezioni che in sostanza certificano che l'effetto della manovra non sarà retroattivo ma vale solo dal primo gennaio in poi. In sostanza, a chi avrà maturato i diritti pensionistici entro il 31 dicembre 2011 saranno applicate le vecchie regole.
Casse autonome. Cosa succede ai due milioni di lavoratori iscritti alle casse autonome? Per queste casse la manovra prevede delle penalizzazioni nel caso in cui non ci siano misure - da adottare entro marzo - volte ad assicurare un saldo previdenziale positivo entro i prossimi 50 anni: in questo caso infatti scatterebbe il contributivo pro rata anche per gli iscritti alle casse autonome e inoltre verrebbe richiesto un contributo di solidarietà dell'1% a carico dei pensionati sia per il 2012 sia per il 2013. Se però i conti della cassa autonoma sono in ordine, non c'è alcun obbligo ad adeguarsi alla normativa che vale invece per i pensionati Inps, nonostante l'invito del governo a muoversi in questa direzione.

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